Attualità e Politica
23/06/2020 | 13:30
23/06/2020 | 13:30
ROMA - I giocatori che frequentavano sale giochi e scommesse «sono passati solo in minima parte al gioco online» durante il lockdown scattato per il contenimento del coronavirus. Più del 35% ha ridotto le puntate e quasi il 23% ha smesso. Inoltre, «sembra evidente che le due popolazioni di giocatori, on-site e online, restino ben distinte». In pratica, se chi giocava a biliardo non ha "tradito" la stecca per passare alla Playstation, chi puntava sul terno al lotto dopo un sogno particolare non si è improvvisamente "convertito" al poker online durante l'isolamento.
Sono i risultati preliminari di un'indagine condotta dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc), sotto la guida di Sabrina Molinaro. La chiusura del comparto fisico dei giochi, scattata a metà marzo e «ormai terminata, ha reso necessario monitorare» le eventuali variazioni dei comportamenti dei giocatori, con l'obiettivo di «valutare se le limitazioni abbiano favorito la migrazione verso il gioco online». L'indagine si è focalizzata quindi sulle «possibili implicazioni derivanti dalla chiusura di agenzie di scommesse, sale gioco e bingo e dallo spegnimento delle slot machine».
Il questionario - «Abbiamo sviluppato uno strumento agile per investigare gli aspetti relativi al gioco su tutto il territorio nazionale» per la rilevazione del fenomeno tra aprile e maggio 2020, il questionario online GAPS #iorestoacasa, spiega la dottoressa Molinaro. Dalle prime risposte, emerge che il 3,6% riferisce di aver giocato nei punti vendita durante l'emergenza coronavirus, principalmente presso i tabaccai, e il 3,7% riporta di aver giocato d'azzardo online. Tra chi negli ultimi 12 mesi ha giocato presso luoghi fisici, oltre un quarto dei rispondenti, durante l'isolamento il 12% ha giocato on-site e il 10,3% lo ha fatto online.
I comportamenti di gioco - Come ci si aspettava, a causa della chiusura di quasi tutti i punti gioco "terrestri", lo studio - tuttora in corso - rileva una generale diminuzione del gioco fisico per il 35,4% e un'interruzione totale per il 22,8%. Il 26,6% riferisce di non aver cambiato abitudini e la maggior parte dei giocatori ha speso non oltre i 10 euro durante l'intero periodo. Per quanto riguarda il gioco online, il 28,8% riporta di non aver modificato le proprie abitudini e solo l'11,3% dichiara di aver iniziato in questa modalità proprio durante l'isolamento.
I giochi preferiti - Nei punti vendita, durante il periodo dell'emergenza coronavirus, i giochi largamente più praticati sono stati Gratta e Vinci, Superenalotto e Lotto. I giocatori online, invece, hanno preferito poker texano, slot machine virtuali e scommesse sportive online.
La frequenza di gioco - La maggioranza è uscita di casa da una a tre volte al mese per giocare, circa il 40% lo ha fatto una o più volte a settimana e solo l'8,5% quotidianamente. Tra i giocatori online, il 39% ha dichiarato di aver giocato da una a quattro volte nel mese.
Il profilo del giocatore - Tra chi ha riferito di aver giocato nei punti vendita durante la fase 1 dell'emergenza, il 62,6% è di genere maschile, la classe di età più rappresentata è quella dei 45-54enni e il 32,9% ha visto cambiare la propria posizione lavorativa. Tra coloro che hanno giocato online il 78,6% è maschio, la classe di età più rappresentata sono i 25-34enni e la percentuale di chi ha visto cambiare la propria posizione lavorativa sale al 52%.
La rilevazione, spiegano dal Cnr, proseguirà nella terza settimana di giugno, «così da dare maggiore consistenza alle evidenze preliminari».
MSC/Agipro
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