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Ultimo aggiornamento il 01/10/2022 alle ore 21:03

Attualità e Politica

01/04/2022 | 13:33

Giochi, Spallone (Univ. Pescara): "Risolvere il conflitto di interessi tra Stato ed enti locali”

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Giochi Spallone Pescara

ROMA - Un «conflitto di interessi» sul gioco è quello «tra l'autorità centrale, che ha come obiettivo la massimizzazione dei proventi erariali, e le comunità locali, che «spesso sono costrette accollarsi esclusivamente i costi 'sociali' del gioco, ma non hanno accesso diretto ai benefici che il gioco comporta». In questo modo, «si crea un disallineamento degli interessi che esaspera il problema dell'incertezza futura del mercato del gioco», già pesantemente condizionato dai provvedimenti restrittivi degli enti locali su distanze e orari, che spesso «hanno trovato una sponda nei tribunali regionali» e che «creano un problema forte» per gli operatori, chiamati ad «effettuare investimenti abbastanza onerosi». Lo ha detto il professor Marco Spallone, docente di Economia degli Intermediari finanziari presso l'Università "G. D'Annunzio" di Pescara, nel corso di un'audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico.
«In alcuni Paesi, il peso delle autonomie locali «è anche molto più forte che in Italia», ha ricordato. «Ad esempio, in Spagna e Germania, le autonomie locali hanno una voce in capitolo molto forte sull'applicazione del prelievo fiscale e hanno un ruolo molto importante nella concessione delle licenze di gioco» e «una parte dei proventi erariali che vengono dal gioco sono redistribuiti direttamente sui territori: questo fa una grande differenza», ha aggiunto. Spallone ha poi tracciato un quadro sui Punti vendita ricariche: «C'è bisogno di intervenire in modo efficace» sui Pvr. Si tratta di «punti vendita in cui in teoria si può solo andare a fare una ricarica per giocare online: la legge è abbastanza restrittiva, ma non chiarissima», perché spesso in questi punti sembra che «si possano effettuare delle giocate», ha spiegato Spallone. «Per aprire un punto di questo tipo non c'è bisogno di una concessione: è abbastanza evidente» che si tratti di una «chiara distorsione della concorrenza. Siamo di nuovo in quell'area grigia che aveva caratterizzato i Ctd: esiste una rete parallela che non drena risorse verso l'estero ma che impedisce allo Stato di aver un controllo completo sulle concessioni e di massimizzare i proventi che devono arrivare dalle concessioni. Il problema dovrebbe essere all'ordine del giorno del regolatore».
MSC/Agipro

Foto Credits Paul Hermans CC BY-SA 3.0

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