Attualità e Politica
20/02/2018 | 15:30
20/02/2018 | 15:30
ROMA - «Nel Lazio, il settore dei giochi e delle scommesse è uno dei più esposti alle infiltrazioni della criminalità organizzate e attira l’interesse di gruppi di diversa matrice: innanzitutto ‘Ndrangheta, ma anche Camorra, Cosa Nostra e gruppi criminali “autoctoni”», come «dimostrano le numerose operazioni giudiziarie condotte negli ultimi anni». È quanto si legge nell'analisi "Le infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia del Lazio" di Crime&tech, spin-off del centro di ricerca Transcrime dell’Università Cattolica di Milano, che ha analizzato per conto della Regione Lazio le forme e le modalità con le quali le mafie riciclano i loro proventi illeciti, inquinando di conseguenza l’economia legale. «L’infiltrazione della criminalità organizzata ha caratterizzato tre ambiti: i siti di giochi e scommesse online, la gestione di sale slot e VLT e le sale bingo», spiega lo studio.
Per quanto riguarda le infiltrazioni criminali nei siti di gioco, «esemplificativa è l’operazione 'The Imitation Game', coordinata dalla DDA di Roma nel 2016, che mette in luce l’interesse di diversi gruppi – tra cui Casalesi, ‘Ndrangheta e gruppi attivi ad Ostia – nei siti di poker online. Il sistema era caratterizzato da una estesa piattaforma internet (più di 10 mila tavoli virtuali) collegata al di fuori del circuito autorizzato con punti gioco distribuiti a Roma (in particolare ad Ostia) e in tutto il territorio nazionale», si legge nello studio. «Il rapporto tra il vertice di questo sistema (un noto imprenditore del gioco online) e i gruppi criminali prevedeva una sorta di mutuo scambio: l’imprenditore forniva l’expertise tecnologico e commerciale; in cambio otteneva dai clan una più facile e capillare distribuzione dei suoi servizi presso sale slot e agenzie. Il tutto, attraverso una rete multi-livello di commerciali e concessionari che consentiva la raccolta di giocate in denaro contante, in violazione alla normativa italiana, e il successivo versamento su conti dedicati». L’organizzazione, si legge ancora, «si affidava a società e server localizzati all’estero: Romania, Stati Uniti e paesi caraibici. I proventi illeciti (divisi per quote profitto tra tutte le parti coinvolte) rientravano in Italia, tra gli altri, attraverso operazioni immobiliari».
L'analisi di Crime&tech ricorda anche l’operazione 'Game Over' condotta dalla Guardia di Finanza nell'aprile 2016, che «mette in luce gli interessi dei Casalesi e del contiguo gruppo locale dei Guarnera di Acilia nel settore delle sale slot nell’area romana. In precedenza, tra il 2013 e il 2014 alcune operazioni coordinate dalla DDA di Napoli rilevavano l’infiltrazione di soggetti collegati a Camorra e Cosa Nostra (clan Santapaola) nelle sale slot e nelle scommesse in provincia di Frosinone». Anche in questo caso, spiega lo studio, «il modus operandi prevede l’uso di un circuito parallelo di siti esteri illegali collegati ad apparecchi per evadere l’imposizione fiscale e truffare l’erario; e l’impiego di una rete di prestanome e società fiduciarie. In queste operazioni vengono sequestrate anche alcune sale bingo come quella di Ferentino, nel frusinate, e di Vetralla, nel viterbese, avvicinata in una situazione di difficoltà economica ed acquisita da soggetti contigui alla criminalità organizzata a un prezzo inferiore a quello di mercato».
I fattori di vulnerabilità del settore giochi e scommesse che emergono dall’analisi di Crime&tech «sono gli stessi che lo rendono tra i settori a più alto rischio riciclaggio a livello nazionale»: si tratta della domanda «sostenuta e crescente», dell'«elevata movimentazione di contante», della «difficile tracciabilità di transazioni di gioco che utilizzano server locati all’estero» e dell'«opacità della struttura delle società concessionarie, spesso registrate o autorizzate ad operare in paesi off-shore e giurisdizioni estere (ad esempio paesi caraibici, Malta, Cipro, Romania)», oltre che delle «economie di scala con altre attività illegali (ad esempio usura nei confronti di giocatori d’azzardo)» e delle «economie di scala con altri settori economici di tradizionale infiltrazione
(ad esempio bar che possono venire dotati di apparecchi e slot)», conclude lo studio.
MSC/Agipro
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