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Ultimo aggiornamento il 17/07/2018 alle ore 09:40

Attualità e Politica

20/02/2018 | 09:30

Gioco patologico, Emilia-Romagna: 1.382 persone seguite dai servizi per le dipendenze nel 2016

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Gioco patologico Emilia Romagna dipendenze

ROMA - "Sono quasi 1.400 le persone seguite dai servizi per dipendenza da gioco in Emilia-Romagna: nel 2016 sono state 1.382, un incremento notevole se confrontato con le 512 persone trattate nel 2010". Lo fa sapere l'Ordine degli psicologi dell'Emilia-Romagna, che ricorda che "sul sito della Regione sono presenti alcuni suggerimenti su come cercare di evitare che il gioco responsabile sfoci nella patologia, tramite strategie preventive mirate. Tra queste regole figurano il porre limiti di tempo e denaro da dedicareal gioco, non giocare in situazioni di stress emotivo, non accostare alcol e droga al gioco". L'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna precisa che il "giocatore patologico è caratterizzato dalla compulsione al gioco, che non riesce a limitare, mentre il giocatore comune è capace di restringere il gioco a specifici ambiti e momenti. Mentre normalmente si è in grado di riconoscere le situazioni di rischio troppo elevato e limitarsi di conseguenza, un ludopatico non riesce a fermarsi perchè sospinto da un impulso irrefrenabile che lo induce a indirizzare le energie, l'attenzione e i pensieri quasi esclusivamente a questa attività, senza alcuna consapevolezza delle conseguenze del suo agire". L'Ordine sottolinea, inoltre, come "la ludopatia sia a tutti gli effetti una forma di dipendenza, che può attecchire più facilmente sui soggetti fragili, come giovani, anziani e persone in difficoltà economiche, affettive e/o psicologiche", spiegano. Come per le altre dipendenze è comunque possibile curarsi, grazie a "una equipe di specialisti formata da psicologi, medici, assistenti sociali, educatori e infermieri". Come nel trattamento delle altre forme di dipendenza "può essere richiesto il coinvolgimento della famiglia o della coppia: le relazioni fungono da rete protettiva per la persona in cura che si sente sostenuta in un momento particolarmente difficoltoso da un punto di vista psicologico".
RED/Agipro

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