Attualità e Politica
24/02/2020 | 09:47
24/02/2020 | 09:47
ROMA - La battaglia sull’imposta unica arriva ad un passaggio decisivo. Mercoledì la Corte di Giustizia Europea si pronuncerà sulla legittimità della norma che obbliga le agenzie estere collegate ad un bookmaker comunitario senza concessione a versare l’imposta unica sulle scommesse. Non solo: in discussione c’è anche la legge che – a partire dal 2015 – considera come base imponibile per il calcolo della tassa sul betting dovuta dai centri esteri il triplo della raccolta media provinciale registrata dalle agenzie concessionarie. La vicenda prende spunto dal rinvio degli atti alla Corte comunitaria da parte della Commissione Tributaria di Parma in merito ad un accertamento a carico di un centro collegato a Stanleybet, operatore che lamenta di aver subito nel corso degli anni una lunga discriminazione (riconosciuta da diverse sentenze della stessa Corte UE) da parte delle autorità italiane. Il contenzioso sull’imposta, nel corso degli anni, si è allargato fino a superare i 120 milioni di euro di accertamenti dell’Agenzia delle Dogane nel 2018, con un’alta percentuale di successi dell’amministrazione: almeno 74 milioni di euro di imposta – secondo la relazione tecnica del Governo alla Legge di Stabilità 2020 - sono state considerati “dovuti” dalle commissioni Tributarie provinciali e regionali. La vicenda era già arrivata due anni fa davanti alla Corte Costituzionale italiana, che aveva stabilito la legittimità della tassazione (ma solo dopo il 2010) a carico dei titolari di agenzie non autorizzate. Da quel momento in poi, migliaia di accertamenti pre-2010 si sono conclusi con il successo del bookmaker inglese proprio a causa della dichiarazione di incostituzionalità della legge. Secondo la compagnia, avverrà lo stesso per quelli post-2015, viziati dal punto contestato del triplo della raccolta come base imponibile per il calcolo delle imposte. Una volta pronunciata la sentenza della Corte UE, gli accertamenti torneranno nelle Commissioni regionali e – in appello – in Cassazione, per concludersi in un tempo stimato in almeno due-tre anni.
NT/Agipro
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