Attualità e Politica
26/02/2026 | 16:20
26/02/2026 | 16:20
ROMA - La Corte di Appello di Napoli ha ribadito un principio fondamentale in materia di gioco e scommesse: la licenza ex articolo 86 TULPS, tipica delle sale giochi, non sostituisce la licenza rilasciata dalla Polizia, necessaria per la raccolta di scommesse. Ovvero, anche se un locale è autorizzato come sala giochi e iscritto nell’elenco degli operatori di gioco (Ries), non può ospitare apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro se gestisce attività di betting senza la licenza prevista dal testo di pubblica sicurezza. Questo obbligo è indipendente dalla buona fede dell’installatore, che deve sempre accertarsi della presenza di tutte le autorizzazioni richieste dalla legge.
La vicenda riguarda il locale aperto al pubblico a Marcianise, in provincia di Caserta, dove veniva svolta attività di raccolta di scommesse sportive. In seguito a un’ispezione della Guardia di Finanza e del personale Adm, era stato accertato che il locale operava senza la licenza della Questura, mentre al suo interno erano stati installate slot machine.
Gli installatori avevano fatto ricorso contro le ordinanze-ingiunzione emesse dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sostenendo che il locale fosse regolarmente autorizzato come sala giochi – regolata dall’articolo del Testo Unico - e iscritto al Ries, invocando inoltre la buona fede e contestando la loro legittimazione passiva. La Corte di Appello di Napoli ha però confermato la decisione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, richiamando l’orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui nei punti di raccolta scommesse "la licenza 88 è imprescindibile e non può essere sostituita né dalla licenza 86 né dall’iscrizione negli elenchi amministrativi".
Sulla responsabilità, la Corte ha ribadito che in materia di sanzioni amministrative opera una presunzione di colpa: "Una volta accertata la violazione, spetta al trasgressore dimostrare l’assenza di colpevolezza. L’errore può escludere la responsabilità solo se inevitabile e non dovuto a negligenza, soprattutto nel caso di operatori professionali del settore, sui quali grava un dovere qualificato di informazione e verifica".
Nel caso concreto, gli elementi riscontrati – insegne, esposizione di quote e palinsesti, organizzazione degli spazi e postazioni dedicate – rendevano evidente che il locale fosse un punto di raccolta scommesse e non una semplice sala giochi. La Corte ha concluso che gli installatori “avrebbero potuto e dovuto verificare l’esistenza della licenza ex articolo 88” prima di procedere all’installazione delle slot machine, confermando le sanzioni già validate dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
FRP/Agipro
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