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Ultimo aggiornamento il 14/12/2018 alle ore 21:17

Attualità e Politica

07/12/2018 | 16:18

Match fixing, Giuffrè (vicequestore ex Interpol): “Italia nel mirino della criminalità straniera”

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Match fixing Giuffrè vicequestore ex Interpol

ROMA - «La collaborazione tra le diverse forze di polizia è difficile, perché in molti Paesi il match fixing non è reato. Questo rappresenta un problema perché sempre più spesso i criminali stranieri sono interessati anche all’Italia. Nel nostro Paese, invece, soprattutto al Sud, i criminali sono interessati al match fixing in primis per riciclare, poi per guadagnare, ma anche per immagine e ed avere consenso».
Lo ha spiegato Daniela Giuffrè, vicequestore ed ex responsabile dell'Unitá Sport Integrity dell’Interpol, nel corso dell'incontro "La frode sportiva nel diritto penale e nell'ordinamento sportivo", organizzato dall'Ordine degli avvocati di Roma con la Federazione Italiana Nuoto.
«Gli sport coinvolti in casi di match-fixing, nel 2017, sono stati calcio, tennis, pallavolo, badminton, pallamano, cricket, baseball, basket, pugilato, rugby, tennis tavolo, biliardo inglese, corse di cavalli e automobilismo. Un numero di discipline molto elevato, che rende l'idea sull'ampiezza del fenomeno».
SA/Agipro

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