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Ultimo aggiornamento il 18/10/2018 alle ore 20:47

Attualità e Politica

19/09/2018 | 10:37

Maxi multe slot, Corte dei Conti: Global Starnet e Hbg chiedono nuovo rinvio dell'udienza

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ROMA - Global Starnet (ex BPlus) e Hbg chiedono un nuovo rinvio dell'udienza in Corte dei Conti contro la sentenza di secondo grado sulla vicenda delle maxi multe slot, relativa al mancato collegamento alla rete dello Stato degli apparecchi tra il 2004 e il 2007. Alla base della richiesta, presentata in prima istanza da Hbg, la sentenza della Cassazione giunta lo scorso maggio contro cui è stata presentata l'istanza di revocazione: secondo la società, il ricorso è stato considerato "incidentale" rispetto a quello presentato da Global Starnet, un errore materiale che ha impedito l'adeguata analisi dei motivi di ricorso.

Secondo Hbg sussiste dunque una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Global Starnet ha appoggiato la richiesta, sia per gli elementi di connessione tra i due ricorsi, sia per il giudizio ancora pendente alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. La Procura si è invece opposta alla richiesta: l'errore materiale non inciderebbe sulla sostanza dei ricorsi. La decisione dei giudici della Terza sezione è attesa a breve.

Nel verdetto della Corte dei Conti giunto a febbraio 2015  Bplus e Hbg erano state sanzionate dalla Terza Sezione d’Appello per una cifra pari a 335 milioni e 72 milioni di euro (somme ridotte rispetto agli 845 milioni e ai 224 milioni inflitti in primo grado). L’esecutività della sentenza è stata poi sospesa a giugno 2015, fino al termine del nuovo processo in Corte dei Conti e del ricorso in Cassazione. Lo scorso maggio, però, le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno stabilito che il controllo esercitato dalla Corte sull’avvio della rete di apparecchi era legittimo e «pienamente esercitabile», perché il concessionario svolge una funzione pubblica, che consiste nel contrasto al gioco illegale e alla prevenzione della ludopatia. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo nei tempi previsti ha impedito dunque di adempiere all’«interesse pubblico sotteso al trasferimento di funzioni pubbliche al concessionario» ed è sanzionabile.
Nemmeno l’assoluzione in Consiglio di Stato delle due società - sempre per la stessa vicenda - ha convinto la Cassazione: l’iter giudiziario nel tribunale amministrativo non è sovrapponibile a quello del processo in Corte dei Conti, perché «i due giudizi sono reciprocamente indipendenti nei loro profili istituzionali», anche se riguardano il medesimo fatto.

LL/Agipro

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