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Ultimo aggiornamento il 20/04/2026 alle ore 15:10

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20/04/2026 | 12:10

Napoli, scommesse illegali online: Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per l’esponente di un clan criminale

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Napoli scommesse illegali online: Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per l’esponente di un clan criminale

ROMA – La Corte di Cassazione conferma la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un soggetto indagato per associazione mafiosa e gestione di scommesse illegali, dichiarando inammissibile il ricorso proposto contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli.
Secondo le accuse, l’indagato sarebbe coinvolto in un articolato sistema riconducibile a un'organizzazione criminale, il clan Russo, attiva anche nel settore delle scommesse clandestine tramite piattaforme virtuali. Nel ricorso, tuttavia, la difesa aveva contestato la lettura di alcune intercettazioni telefoniche e aveva negato “una reale partecipazione all’associazione”, sostenendo un progressivo distacco del ricorrente dal gruppo criminale.

La Cassazione ha però ritenuto il ricorso inammissibile, evidenziando che le motivazioni proposte si riferivano a una richiesta di “nuova valutazione del materiale probatorio”, non ammessa in sede di legittimità. Viene infatti ribadito che “è normativamente preclusa la possibilità non solo di sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei precedenti gradi, ma anche di saggiare la tenuta logica della pronuncia mediante un raffronto tra l’apparato argomentativo che la sorregge ed eventuali altri modelli di ragionamento”. Nel caso esaminato, il quadro indiziario è stato ritenuto coerente, tanto che si precisa: “Non emerge alcun profilo di illogicità o di contraddittorietà della motivazione”.

Particolarmente significativo, secondo la Corte, è il passaggio relativo alla posizione dell’indagato all’interno del clan criminale. La Cassazione ha infatti chiarito che “eventuali tensioni interne, dissapori o rivendicazioni di maggiore autonomia non sono elementi idonei a scardinare l’impianto accusatorio né a escludere la partecipazione al clan”, soprattutto nel settore delle scommesse illegali.
Sul piano cautelare, la Cassazione richiama la disciplina propria dei reati di stampo mafioso, evidenziando che la presenza di gravi indizi per il reato associativo comporta “l’operatività della presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere". In particolare, viene ribadito che tale presunzione opera automaticamente in presenza del quadro indiziario ritenuto sussistente dal giudice del riesame e "non può essere superata sulla base di elementi non idonei a incidere sulla struttura dell’accusa associativa". La Corte, sul punto, osserva che la misura è giustificata dalla “sussistenza di gravi indizi per il reato associativo ex art. 416-bis del codice penale”, richiamando così il fondamento normativo della presunzione cautelare.

FRP/Agipro


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