Attualità e Politica
15/03/2019 | 08:15
ROMA - Operazione "Mafiabet": altri due arresti per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra dopo il blitz del 22 febbraio che aveva assestato un colpo al monopolio delle scommesse online della mafia nel 'regno' di Matteo Messina Denaro. I carabinieri del Comando provinciale di Trapani e della Compagnia di Mazara hanno eseguito l'ordinanza custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Palermo, a carico di Giacomo Barbera, 66 anni, e Paolo De Santo, 44 anni, accusati di far parte dell'organizzazione in cui aveva un ruolo principale il 're' dei giochi online, Calogero Jonn Luppino. Le ulteriori indagini coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Guido, e dai sostituti Gianluca De Leo e Francesca Dessì, hanno accertato che i due avevano aiutato Luppino a eludere le indagini dei carabinieri. Il primo, già condannato definitivamente per il tentato omicidio del capo famiglia di Campobello di Mazara, Nuncio Spezia, su ordine dell'anziano capo mafia Natale Ala, quest'ultimo assassinato nel 1990, era uomo a disposizione della cosca mafiosa di Campobello di Mazara. Su incarico di Luppino, ha compiuto la bonifica degli uffici dell'imprenditore mafioso alla ricerca di microspie. La sua disponibilità era stata retribuita con consistenti somme di denaro. De Santo invece ha favorito le comunicazioni tra Luppino e il capo mafia detenuto Franco Luppino, nonchè la moglie di quest'ultimo, Lea Cataldo.
De Santo, che ha sposato una nipote del boss detenuto, si recava con cadenza mensile da Calogero Jonn per riportare le richieste di denaro, ritirando la somma per poi consegnarla alla moglie del boss. In alcune occasioni l'imprenditore campobellese invitava De Santo a raccomandare minore insistenza nelle richieste della moglie del boss: il timore infatti era che gli investigatori potessero scoprire questo suo collegamento. In altre occasioni insieme a Calogero Luppino auspicava con fervore la scarcerazione del boss che secondo loro avrebbe ripristinato l'ordine. I carabinieri hanno inoltre notificato, presso gli istituti penitenziari ove sono reclusi, anche l'ordinanza di rinnovazione della misura cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Palermo sempre su richiesta della Dda palermitana a Calogero Luppino, Salvatore Giorgi e Francesco Catalanotto. Il Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo ha infatti confermato interamente l'impianto accusatorio ricostruito nel provvedimento di fermo d'indiziato di delitto eseguito il 22 febbraio e ritenuto concrete ed attuali le esigenze cautelari.
RED/Agipro
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