Attualità e Politica
02/03/2026 | 11:34
02/03/2026 | 11:34
ROMA – La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva disposto gli arresti domiciliari nei confronti del titolare di una sala scommesse situata nel capoluogo siciliano, sottolineando che il provvedimento non chiariva adeguatamente “la natura e l’efficacia causale del contributo prestato dal ricorrente al sodalizio mafioso e all’attività di organizzazione abusiva di scommesse e concorsi a pronostici”.
Nel dettaglio, il Tribunale aveva fondato il giudizio di gravità indiziaria su intercettazioni telefoniche e colloqui che collegavano il titolare della sala scommesse a esponenti di una famiglia mafiosa, soprattutto nell’ambito della gestione di piattaforme di gioco online. Tuttavia, la Cassazione ha evidenziato che le prove non dimostrassero un reale vantaggio per l’associazione derivante dalle condotte dell’indagato. Secondo la Suprema Corte, per configurare il concorso esterno in associazione mafiosa non basta dimostrare che il contributo di un soggetto esterno fosse potenzialmente utile all’organizzazione. È necessario verificare a posteriori se tale contributo abbia effettivamente procurato un vantaggio concreto all’associazione (ad esempio rafforzandola o aiutandone la sopravvivenza). La Corte sottolinea che la valutazione deve collegare in modo chiaro e diretto le azioni dell’individuo all’effettivo rafforzamento dell’organizzazione, accertando “l’elevata credibilità razionale dell’ipotesi formulata in ordine alla reale efficacia condizionante della condotta atipica del concorrente”. Questo significa che anche in situazioni di crisi interna o di fibrillazione dell’associazione, l’apporto dell’esterno deve risultare percepibile e concreto, a prescindere dalle difficoltà interne dell’organizzazione. Come precisato dalla giurisprudenza, “ai fini della configurabilità del concorso esterno in associazione di tipo mafioso, la verifica ‘ex post’ del contributo causale deve essere apprezzata in relazione alle finalità tipiche dell’associazione, prescindendo dalle condizioni di eventuale ‘fibrillazione’ o crisi strutturale che rendono ineludibile l’intervento esterno per la prosecuzione dell’attività”.
Il provvedimento della Cassazione sottolinea inoltre che non basta la mera vicinanza a esponenti mafiosi: deve essere dimostrato un apporto concreto e stabile al funzionamento dell’organizzazione. Nel concreto, la Suprema Corte precisa che “l’attribuzione al titolare del centro scommesse del ruolo di imprenditore colluso con la consorteria palermitana postulava un ulteriore accertamento, finalizzato a verificare l’esistenza di un rapporto di contiguità, fondato non su una generica disponibilità del ricorrente, bensì su specifici e reciproci vantaggi”.
Il Tribunale del riesame di Palermo dovrà quindi eseguire un nuovo giudizio, verificando in modo dettagliato se e in che modo il titolare della sala scommesse abbia effettivamente contribuito all’attività del sodalizio criminale e alla gestione delle scommesse abusive.
FRP/Agipro
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