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Ultimo aggiornamento il 16/06/2019 alle ore 09:41

Attualità e Politica

13/06/2019 | 13:44

Veneto, in Commissione quattro proposte di legge sui giochi: dalla sintesi nascerà la normativa regionale

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Veneto legge giochi

ROMA - Nella Regione Veneto oggi si parla di giochi. È in programma nel pomeriggio una seduta della Quinta Commissione (politiche socio-sanitarie) nella quale confluiscono quattro disegni di legge che trattano la materia da varie angolazioni. Uno, il Pdl 395, è presentato dalla Giunta e vieta la collocazione di slot e Vlt in locali che si trovino ad una distanza inferiore a trecento metri dai luoghi sensibili per i comuni con popolazione fino a cinquemila abitanti, e inferiore a cinquecento metri per i comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti. Un altro, il Pdl 297, a firma dei consiglieri Negro e Giorgetti, fornisce soprattutto indicazioni sul piano urbanistico e della prevenzione e prevede l'istituzione di un comitato scientifico per la redazione delle linee guida sul Gap. Il Pdl 68, a firma Guadagnini-Berlato, introduce il marchio “Slot Free-Veneto” per gli esercizi che scelgono di non installare o di disinstallare gli apparecchi per il gioco lecito e stabilisce un piano triennale per la prevenzione, contrasto e riduzione del rischio dalla dipendenza. Da ultimo, il Pdl 85 (primo firmatario Barbisan) proibisce l'esercizio di sale da giochi a meno di 300 metri dai luoghi sensibili e prevede la decadenza delle licenze esistenti dopo cinque anni dall'entrata in vigore della legge. Dalla sintesi di queste proposte dovrà nascere la nuova legge veneta sul gioco patologico. 

Nell'attesa che la nuova legge prenda corpo, la Regione Veneto ha già un impianto normativo sul gioco, condensato nell'articolo 54 della legge numero 30 del 2016, collegata alla legge di Stabilità regionale. Secondo il testo, i Comuni possono dettare norme sull'ubicazione delle sale da gioco nell'ambito dei rispettivi strumenti di pianificazione urbanistica. Se tale pianificazione non è stata ancora realizzata, si possono verificare due casi: nei comuni dotati del PAT (piano di assetto del territorio) le sale possono sorgere solo nelle previste aree industriali; nei comuni non dotati di PAT, le aree permesse sono individuate secondo i criteri urbanistici indicati da un decreto ministeriale del 1968. Si tratta comunque di luoghi non strettamente residenziali. In ogni caso, sono salve dalle limitazioni le sale già esistenti. MF/Agipro

 

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