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Ultimo aggiornamento il 14/08/2020 alle ore 19:00

Attualità e Politica

25/06/2020 | 10:27

L'intervista esclusiva a Pier Paolo Baretta: «La delega ai giochi? Ci siamo. Ripartiremo dall'accordo Stato-Regioni, il piano di riordino lo faremo entro il 2022»

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baretta riordino giochi 2022

Intervista di Nicola Tani

ROMA - Il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, assumerà presto la delega ai giochi. Lo rivela nel corso di questa intervista esclusiva concessa ad Agipronews, nella quale traccia le strategie del governo sui temi più caldi che interessano il comparto: riordino, confronto con gli enti locali, lotta all’illegalità, nuova tassa sulle scommesse sportive, casinò.

Da settimane si attende l’assegnazione della delega ai giochi a Pierpaolo Baretta. Possiamo considerarla cosa fatta o quasi?

«Il Ministro dell'Economia Gualtieri ci ha comunicato informalmente gli incarichi. Manca l'ultimo passaggio ufficiale ma direi che ci siamo». 

Sottosegretario Baretta, partiamo dall’attualità. Ritiene che le misure di supporto approntate dal Governo per l’industria del gaming – sostanzialmente rinvio e sospensione di alcuni adempimenti fiscali e accesso alla Cig - siano sufficienti per evitare una crisi del comparto dopo il lockdown? O serve altro?

«I contenuti dei provvedimenti sono stati quelli previsti per tutte le imprese italiane e hanno dato, per forza di cose, una risposta parziale alla crisi. Nel caso del settore giochi, il punto critico non è solo il periodo di chiusura ma anche la prospettiva economica».

Negli ultimi anni, il gettito annuale dai giochi è stato pari o superiore ai 10 miliardi. Che previsioni fate per l’anno in corso? Il DG delle Dogane, Minenna, ha riferito di una contrazione del fatturato del 40-50%.

«Non abbiamo ancora completato le previsioni ma il 40% mi sembra un dato ragionevole e forse prudente. Temo che i tempi di recupero potrebbero essere più lunghi perché il comparto sconta un problema reputazionale. L’epidemia ha accentuato un fenomeno di spostamento di gioco verso il settore illegale, con un effetto sulle entrate e sulla tenuta dell’ordine pubblico. E’ lo stesso rischio che si corre con il fenomeno dell’usura quando le banche non concedono credito alle imprese: aumenta lo spazio di manovra di chi infrange le regole. Il tentativo di infiltrazione esiste sempre, in tutta la gamma di offerta dei consumi, e a maggior ragione durante il lockdown».   

Nel corso del lockdown, il Governo ha varato una nuova tassa sulle scommesse pari allo 0,50% sulla raccolta. L’obiettivo – nobile - è quello di sostenere lo sport. Non si potevano però scegliere modi e tempi diversi?

«Sono stato critico anche io, non nel merito ma per motivi di principio. In una situazione di chiusura, è stato un errore introdurre la tassa, capisco ce ne fosse la necessità ma si poteva scegliere una strada diversa. La nuova tassa è stata una scelta inopportuna».

Dal settembre 2017, quando il “suo” Mef portò a compimento l’accordo con le regioni per il riordino del settore giochi, poco o nulla si è mosso su questo fronte. Sono dunque aumentate le restrizioni su orari e distanze per gli operatori e in alcuni casi (ad esempio il Piemonte) si è verificato un effetto espulsivo per le imprese di gioco legale. Qual è la strategia per i prossimi mesi? Seguire una strada nuova – magari attraverso una legge di riforma – oppure riprendere e rendere attuale l’Intesa del 2017?

«Bisogna ripartire dall’Intesa del 2017. Dobbiamo compiere rapidamente un monitoraggio sull’applicazione dell’accordo e sui risultati: la situazione sul territorio è evidentemente troppo variegata. Dobbiamo trovare elementi di omogeneità e allo stesso tempo individuare una facoltà di intervento per gli enti locali. Il piano è completare l’iter dell’Intesa Stato-regioni per arrivare al 2022 con un piano preciso e prodotti più sicuri in campo come le slot da remoto. Sono convinto che, una volta digitalizzato il paese, sia necessario rendere controllabile il settore e ridurre l’offerta di punti gioco, come l’avevamo impostata qualche anno fa».   

Le concessioni per i giochi sono però vicine alla scadenza (Apparecchi da intrattenimento) o in proroga (Bingo, scommesse). E’ ipotizzabile lo svolgimento – nel giro di 12/18 mesi – delle gare per le concessioni oppure la perdita della capacità di investimento delle società di gaming sconsiglia di procedere in tempi così ristretti?

«No, dobbiamo spostare le gare al 2022 per arrivarci con un piano organico e definito. Non possiamo organizzare procedure – e l’industria non può partecipare alle stesse – se non abbiamo completato un disegno di riforma su dislocazione dell’offerta, nuovi apparecchi, gioco online, strumenti di contrasto alla ludopatia. O si risolvono questi punti o le gare non possono essere completate. Magari attraverso una proroga delle concessioni, dobbiamo arrivare al 2022 cambiando prima il settore con un piano organico».

L’alleato di governo del Pd, il Movimento 5 Stelle, ha una posizione critica – quasi ostile – verso il comparto. Come è possibile contemperare una posizione così estrema con la sopravvivenza dell’industria legale, che produce lavoro, gettito erariale e presidio sul territorio?

«Ai 5Stelle dico che la riduzione delle slot del 35% l’ho fatta io e che nell’accordo con le regioni c’è un taglio dei punti vendita del 50%. Quindi, gli interventi sono stati fatti concretamente in un caso e preparati nell’altro. La vera discussione è su tre punti e deve essere priva di caratteri ideologici: il settore ha una forte valenza economica per imprese e lavoratori, presidia il territorio e garantisce legalità, consente di mettere in campo strumenti contro la ludopatia. Mi chiedo e chiedo agli alleati di governo: è meglio che sia un mercato legale trasparente a tutelare i consumatori o dobbiamo lasciare il controllo all’illegalità? Sono sicuro che su questi punti-cardine troveremo una convergenza con il Movimento 5Stelle».  

Lei ha fatto pressione nei giorni scorsi per la riapertura del Casinò di Venezia. Che ruolo può svolgere Ca’ Noghera nel rilancio della città al termine dell’emergenza?

«Il Casinò ha due sedi: una fuori dalla città, che intercetta i giocatori attirati dalla concorrenza slovena, e una in centro storico che è frequentata soprattutto dai turisti. Penso che l’apertura di una sola sede – quella non centrale – sia stata un errore dell’amministrazione comunale, dovevano ripartire entrambe nello stesso momento anche per tutelare al meglio la legalità. In generale, occorre riqualificare l’offerta turistica in città: siamo passati dall’eccesso di presenze a zero turisti. A Venezia non va bene né l’uno né l’altro scenario».

Parlando ancora di casinò, il dossier su Campione – chiuso da due anni - resta sul tavolo del Governo.

«Ci stiamo lavorando, l’attività deve ripartire per ridare linfa economica ad un territorio altrimenti in fortissima crisi. Il messaggio che voglio mandare è che il casinò riaprirà».

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