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Ultimo aggiornamento il 15/11/2018 alle ore 11:51

Attualità e Politica

04/07/2018 | 16:09

WGES a Barcellona, Castaldo (GM Microgame): “Concorrenza esasperata e corsa ai bonus, a rischio margini degli operatori”

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BARCELLONA - Regolamentazione, pubblicità, riduzione dei margini per gli operatori. Sono alcuni dei temi affrontati da Marco Castaldo, General Manager di Microgame, nell’intervista concessa ad Agipronews a margine del World Gaming Executive Summit 2018.

Castaldo, dove può crescere l’industria del gaming da qui al 2020?

«Il 2020 è molto vicino e vedo sostanziale continuità. Non ci aspettiamo novità stravolgenti in questo lasso di tempo anche perché la regolamentazione, fattore positivo per il nostro settore, modera e frena l’innovazione “dirompente.” Dunque i mercati regolamentati del “vecchio mondo”, per quanto riguarda l’online, continueranno a essere spinti dal vento positivo della regolamentazione, del travaso dagli operatori illegali e dal gioco fisico. Un segnale forte è stata la partecipazione al bando in Italia, con 40 nuovi operatori che si affacciano al mercato online. C’è da sperare in un ripensamento del legislatore in merito al divieto assoluto di pubblicità, misura controproducente in tutti i sensi. D’altra parte ritengo che una revisione globale delle strategie di marketing sia un esercizio interessante per gli operatori. Infatti il nostro settore vive un paradosso:  l’industria del gioco offre intrattenimento e dunque valore ma sembra che il prodotto sia sempre “venduto a sconto”. La corsa ai bonus e l’affollamento pubblicitario sono il riflesso di una concorrenza esasperata sulla quale gli operatori farebbero bene a meditare. Questa concorrenza, assieme alla pressione regolamentare, farà scendere i margini degli operatori nei mercati regolamentati come UK e Italia, distruggendo valore per tutto il settore».

Come devono cambiare i modelli di business e le strategie degli operatori per rispondere alle sfide?

«Le sfide sono tante, posso citare l’acquisizione e fidelizzazione dei nuovi giocatori “millenials” che sono cresciuti con abitudini e comportamenti completamente diversi, oppure la risposta alla crescente pressione legislativa. Ma principalmente gli operatori di gioco devono ripensare il loro modello di business, dall’offerta che deve essere sempre più incentrata sull’intrattenimento, al marketing che deve essere focalizzato sul valore e non sul prezzo, alla distribuzione che deve sfruttare tutti i canali e in particolare le sinergie con il fisico. Non è tutto, gli operatori devono anche ripensare il loro ruolo nella catena del valore:  vedo la maggior parte dei gruppi internazionali cercare di sviluppare nuovi mercati come l’Italia con un approccio di forte centralizzazione di prodotti, piattaforme tecnologiche, marketing, ecc. Mentre è logico cercare di sfruttare economie di scala, purtroppo queste strategie non sono sempre coerenti con la frammentazione dei mercati regolamentati. Infatti il costo e soprattutto il time-to-market di soluzioni internazionali adattate al mercato italiano possono essere proibitivi, e la storia lo dimostra. Sempre di più, le aziende dovranno identificare con molta precisione le proprie fonti di unicità e di vantaggio, e investire su queste aree, sfruttando invece partnership con terzi per completare l’offerta e adattarla a mercati complessi come l’Italia».

L’industria dell’intrattenimento è una minaccia per il settore del gambling?

«Il settore del gambling si difende da “incursioni” da altri settori proprio per la regolamentazione, che è il nostro asset chiave da preservare:  deve essere la nostra specializzazione, dobbiamo essere i maestri di un lavoro difficile e complesso. Se ci sarà una convergenza, il gambling deve fare da traino, spostando l’obiettivo verso l’intrattenimento.  Tra l’altro è emblematico il caso di Las Vegas, dove il gambling genera solo il 30% del fatturato, e intrattenimento e servizi costituiscono la fetta maggiore».

NT/Agipro

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