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Ultimo aggiornamento il 06/06/2020 alle ore 20:40

Attualità e Politica

17/04/2020 | 15:38

Fase 2, il comitato scientifico cancella i pregiudizi: il settore giochi fa “intrattenimento”

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ROMA - Il comparto giochi fa parte delle attività che si occupano di “intrattenimento”. Può sembrare una considerazione scontata, invece è la notizia contenuta nella lista di attività produttive che il comitato tecnico-scientifico ha messo a disposizione della task force governativa chiamata a gestire la fase 2 dell'emergenza sanitaria. Lotterie, scommesse e case da gioco ricadono appunto nelle “attività artistiche, sportive e di intrattenimento”, raggruppate alla lettera “R”, insieme a biblioteche, archivi, musei e manifestazioni sportive. Un criterio contrastato, come sanno bene gli operatori del settore, che cercano di orientare la loro attività proprio sul concetto di intrattenimento e si ritrovano quotidianamente discriminati come se, invece di una concessione statale, avessero acquisito qualcosa di torbido.

Dunque, ci voleva una crisi epocale per allineare i giochi alle attività produttive del Paese, privilegiando parametri pratici a discutibili categorie etiche. Il che non vuol dire che il futuro sia tutto in discesa, anzi: la lista del comitato scientifico mette sale giochi e scommesse in “zona rossa” (ultima di quattro fasce) per quanto riguarda la classe di aggregazione sociale, che definisce il rischio di affollamento della clientela. L'altro indicatore contenuto nella lista è quello del “rischio integrato”, che riguarda i lavoratori e definisce l’aggregazione sociale (l’eventuale apertura al pubblico dell’azienda), il pericolo di contagio sul lavoro e il rispetto del distanziamento sociale. Qui per i giochi va leggermente meglio: sono contrassegnati da rischio medio-alto. Giudizi prevedibili, comunque, viste le dinamiche sociali che animano i punti di gioco, i quali alla riapertura dovranno adottare attente misure di distanziamento sociale per clientela e dipendenti.  
MF/Agipro

 

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