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Ultimo aggiornamento il 19/11/2019 alle ore 20:34

Attualità e Politica

25/02/2019 | 12:23

Operazione "Golden Game", Cassazione dispone riesame su custodia cautelare di uno degli indagati

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ROMA - La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la custodia cautelare in carcere disposta nei confronti di Francesco Marciano, uno degli indagati dell’operazione "Golden Game" con cui, a maggio 2018, è stata smantellata una rete criminale di stampo mafioso in grado controllare il mercato degli apparecchi da gioco nella zona di Caserta Est. La Seconda sezione penale ha confermato l'accusa di intestazione fittizia di beni, insieme a quella di Davide Marciano, pure indagato e sottoposto a custodia cautelare. «Risulta evidente che il dato della partecipazione diretta degli odierni ricorrenti alla gestione dell'attività d'impresa formalmente intestata» a un altro soggetto. Una situazione, continua il Collegio che va correlata in «all'evoluzione giudiziaria dei destini delle società della famiglia Marciano che aveva già in precedenza provveduto ad intestare formalmente le società e le attività d'impresa a soggetti estranei (risultati impossidenti e privi di capacità economica per avviare quelle attività) per sfuggire ai rischi derivanti dall'emissioni di misure ablative, tanto da aver trasferito a tutti i componenti della famiglia le quote societarie una volta revocato il sequestro preventivo originariamente disposto». Per quanto riguarda l'accusa di estorsione, però, l'impianto accusatorio nei confronti di Francesco Marciano non è abbastanza decisivo: il riferimento temporale degli episodi, richiamato nel provvedimento del Tribunale di Napoli, «è obiettivamente irrilevante, considerata la distanza di tempo intercorsa e senza l'indicazione di altri dati di fatto, o di natura logica, che consentano di attribuire a Marciano Francesco un contributo penalmente rilevante rispetto alla condotta estorsiva descritta nella contestazione provvisoria». Per questo il Tribunale del Riesame di Napoli dovrà procedere a un nuovo giudizio sul punto; diversa conclusione per la posizione di Davide Marciano. Nel suo caso, conclude la Cassazione, il ruolo dell'indagato agli episodi di estorsione, «non può essere riduttivamente considerato, come fa la difesa, come espressivo di una condotta "passiva e marginale"». LL/Agipro

 

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