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Ultimo aggiornamento il 21/09/2018 alle ore 19:03

Attualità e Politica

12/09/2018 | 17:37

Peano (Avv. Gaming): “Italia all’avanguardia nella lotta al match fixing, Convenzione UE introduce confisca dei beni”

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ROMA - La normativa italiana per il contrasto al match fixing è solida, all’avanguardia ed è stata utilizzata da altri Paesi nel corso degli anni, per proseguire il lavoro fatto però è urgente rafforzare la cooperazione tra soggetti pubblici e privati a livello internazionale.

Lo ha ribadito Valérie Peano, avvocato esperto di normativa sul gaming, intervenuta al convegno dell'European Association for the Studies of Gambling (EASG) in corso a Malta.

«L’Italia è all’avanguardia nella prevenzione e contrasto del fenomeno della manipolazione delle competizioni sportive (noto come “match-fixing”)», ha ricordato, con un inquadramento del reato già previsto dalle legge per il contrasto alle scommesse abusive del 1989. Un contrasto che si è poi rafforzato a livello istituzionale con la creazione dell'Unità Informativa Scommesse Sportive (nota come UISS) e del Gruppo Investigativo Scommesse Sportive (noto come GISS), istituiti dal Ministero dell’Interno nel 2011.

«La stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - ha ricordato ancora - si è dotata di una speciale unità di crisi per monitorare costantemente i dati delle scommesse sportive anche attraverso le segnalazioni delle scommesse anomale pervenute dai concessionari di scommesse», con questi ultimi che devono sottostare «a precisi obblighi e adempimenti concessori in termini di assenza di conflitti di interessi con le società o organizzazioni sportive esercenti attività i cui esiti siano oggetto di scommesse, nonché in termini di esercizio dell’offerta sia su canale fisico che remoto».

«Tuttavia per arginare il fenomeno criminale che ha ormai una portata internazionale e transita su circuiti di offerta di scommesse che esulano dall’impianto concessorio nazionale, molto resta ancora da fare. Una cooperazione pubblico/privato integrata a livello internazionale è non solo necessaria ma urgente».

Il 10 novembre 2017, la VII Conferenza degli Stati Parte della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta alla corruzione (UNCAC) ha adottato una Risoluzione sulla corruzione nello sport considerato un’area di rischio per il verificarsi di crimini e condotte illecite. Tra le molteplici possibili manifestazioni dell’illegalità, menziona la manipolazione di gare (match fixing) e le scommesse illegali esortando la cooperazione internazionale.

La linea da seguire è quella tracciata anche dalla Convenzione Europea di Magglingen «che raccoglie tutte le misure preventive e repressive in materia»: lo scorso 5 settembre il Governo ha presentato «il disegno di legge per autorizzarne la ratifica». Il testo ha come obiettivo «migliorare la capacità di aggressione ai capitali illeciti» accumulati con frodi sportive e scommesse illegali, prevedendo anche «l’applicazione della confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il provento del reato anche per equivalente e la responsabilità da reato della persona giuridica a vantaggio della quale ha agito il soggetto che ha commesso l’illecito». L’implementazione ed il potenziamento di questi strumenti di cooperazione, ha concluso l’avvocato, «è fondamentale per completare e mantenere la solidità dell’apparato interno».

PG/Agipro

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