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Ultimo aggiornamento il 23/07/2021 alle ore 19:01

Attualità e Politica

18/05/2021 | 10:10

I siti "mordi e fuggi" per un giro d'affari da 500 milioni: così i siti di scommesse del 'dark betting' sfrutteranno la chiusura del gioco legale durante gli Europei

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ROMA - Gli Europei di calcio, in programma dall’11 giugno all’11 luglio, saranno un’irripetibile occasione di business per la criminalità. Circa 10mila punti scommesse legali saranno chiusi almeno fino al primo luglio per il prolungamento del lockdown deciso ieri sera dal Governo. Niente puntate legali dunque su un evento sportivo che vale – secondo le stime dei bookmaker italiani – almeno mezzo miliardo di euro di incassi e che sarà inevitabilmente gestito sul territorio da soggetti non autorizzati dallo Stato: 44 partite su 51 si giocheranno con negozi e “corner” legali chiusi, dalle qualificazioni agli ottavi di finale inclusi. Gli sportivi che vorranno scommettere sull’Italia di Mancini o sui goal di Cristiano Ronaldo potranno farlo online oppure attraverso l’offerta illegale: punti di accettazione abusivi in esercizi commerciali, giocate telefoniche, “porta a porta” nelle piazze grazie all’appoggio tecnico e logistico di siti fantasma con sede nei paradisi fiscali senza controlli e verifiche. Tutto, rigorosamente, gestito dalla criminalità organizzata, che sta approfittando degli spazi lasciati liberi dalle chiusure prolungate delle agenzie. Solo un paio di mesi fa, l’ultima azione della procura Antimafia di Catania – denominata “Doppio Gioco” – aveva portato alla scoperta di un enorme network di punti abusivi (circa 900) in tutta Italia, collegati a una società maltese prima liquidata e poi trasferita in Polonia per sfuggire alle investigazioni. Addirittura 330 gli indagati, con un giro d’affari - ipotizzato dalla Guardia di Finanza - di circa 600 milioni di euro in tre anni. L’organizzazione era gestita dal clan Santapaola-Ercolano. Si tratta solo dell’ultimo esempio di come funziona il mercato illegale nel betting. Le modalità organizzative dei sodalizi criminali sono ormai oliatissime: i siti utilizzati come piattaforma di gioco sono privi dell’integrazione con i principali mezzi di pagamento – circuiti di carte di credito e finanziari – e servono praticamente da vetrina per le scommesse sullo sport, che vengono gestite in realtà “al banco” con pagamenti esclusivamente cash. Sono i “nuovi” concorrenti del mercato autorizzato del gioco in Italia, sempre più sfuggenti e “liquidi”: chi vuole restare nel mercato grigio evita ormai Malta, l’Austria o le altre giurisdizioni europee presso le quali – dopo le ultime inchieste – è possibile per le procure italiane ottenere una rogatoria internazionale e procedere così ad arresti e sequestri. No, il nuovo trucco è aprire dei siti “mordi&fuggi”, senza alcun riferimento ad autorità del gioco o a normative comunitarie, dare mandato per la raccolta a qualche decina di spregiudicati agenti sul territorio, incassare i proventi e poi far perdere le proprie tracce. Nel caso di “Doppio Gioco”, era stato un bonifico bancario segnalato a Uif-Bankitalia a dare il via all’inchiesta della Procura di Catania. Le transazioni di gioco, nella maggior parte dei casi, si svolgono ancora in contanti, alla faccia di tutte le normative nazionali ed internazionali – vecchie e nuove - sul riciclaggio. Non solo. Le pagine del “Chi siamo” o dei “Contatti” dei siti di tutte le realtà offshore sono spesso “blank” o con informazioni troppo generiche per poter essere utili agli utenti. La tutela del giocatore – in caso di controversia su un’eventuale vincita - è di fatto inesistente, in quanto l’unico riferimento risulta essere la società caraibica titolare della licenza. Tutto il contrario del sistema legale in vigore in Italia, che prevede una lunghissima serie di adempimenti a carico degli operatori autorizzati e una serie di garanzie – normative e finanziarie - per tutelare giocatori e fisco.

NT/Agipro

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