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Attualità e Politica

24/06/2019 | 12:47

Slot e vlt, Tar Lazio boccia ricorsi contro tassa 500 milioni: "Norma proporzionata e in vigore solo un anno"

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ROMA -  Il criterio con cui è stato deciso di applicare la tassa da 500 milioni alla filiera slot e vlt, e la limitata applicazione della norma, sono decisivi per chiudere le porte ai ricorsi dei concessionari e dei gestori. Così il Tar Lazio nelle sentenze pubblicate oggi sul caso sollevato nel 2015 e già sottoposto ai giudici amministrativi e alla Corte Costituzionale. Secondo il Collegio della Seconda sezione, la disposizione introdotta dalla legge di stabilità 2015 ha avuto uno «scarso impatto» sulla redditività delle imprese. «La Sezione ha constatato che generalmente, rispetto all’intera filiera, l’incidenza del versamento imposto non fosse violativo del principio di proporzionalità». Nel 2013 e nel 2014, ricordano i giudici, «più della metà del volume di affari del gioco lecito è imputabile a quello con apparecchi». Si trattava, perciò, «di un settore particolarmente remunerativo» all'interno del comparto del gioco, «molto più degli altri, e per questo si è ritenuto di colpirlo in prima battuta». La tesi secondo cui la tassa avrebbe fornito «un aiuto indiretto» agli altri prodotti del settore non regge, tanto più che la norma è rimasta in vigore solo un anno, prima dell'abrogazione arrivata con la successiva legge di stabilità. «Se risultava rispettato il principio di proporzionalità, stante la previsione della corresponsione allo Stato di 500 milioni di euro annui a partire dal 2015 ed anche per gli anni successivi, a maggior ragione ciò può affermarsi in relazione all’applicazione della norma per il solo 2015».

Il Tar sottolinea poi che in realtà, con l'addizionale da 500 milioni «non è stato istituito un nuovo tributo». L'intenzione del legislatore, cioè, era quella di «incidere, riducendolo, sulla misura del compenso remunerativo dei soggetti che compongono le filiere delle reti di raccolta del gioco». In altri termini, visto che il denaro che lo Stato lascia a tali filiere, «è pur sempre pubblico», è come se con la legge di stabilità lo Stato avesse ridotto da 4 miliardi di euro a 3,5 miliardi di euro «il montante delle risorse messe a disposizione delle predette filiere per la loro remunerazione». Superata, secondo i giudici, anche la questione della ripartizione dell'addizionale tra i diversi soggetti della filiera: la legge di stabilità 2016 ha chiarito che il versamento della somma spettante ai tredici concessionari «deve essere ripartita tra ciascun operatore della filiera in misura proporzionale alla sua partecipazione alla distribuzione del compenso, sulla base dei relativi accordi contrattuali». Un intervento decisivo anche per gestori ed esercenti, «inizialmente obbligati a versare l’intero ricavato delle giocate, senza possibilità di trattenere il compenso loro spettante», e successivamente «tenuti unicamente in misura proporzionale ai compensi contrattuali del 2015», senza dover rinegoziare i loro rapporti con i concessionari.

Il provvedimento con cui è stata introdotta l'addizionale da 500 milioni era già stato sottoposto al Tar Lazio, che a novembre 2015 aveva rinviato la questione alla Corte Costituzionale. Lo scorso anno, poi, la Consulta ha rimandato al Tar gli atti gli atti della causa per una nuova valutazione. La Corte aveva stabilito che le modifiche apportate dalla legge di stabilità 2016 alla tassa da 500 milioni avevano cambiato i presupposti delle questioni di costituzionalità sollevate da società ed esercenti ed era dunque necessaria una nuova valutazione. LL/Agipro

 

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