Attualità e Politica
08/09/2023 | 18:58
08/09/2023 | 18:58
ROMA - Niente multa di 750mila euro a Google dopo che sulla piattaforma YouTube, di sua proprietà, un canale aveva più volte pubblicato video atti a promuovere siti web di giochi con vincite in denaro. Lo ha stabilito il Tar Lazio, accogliendo il ricorso del colosso dell'internet e annullando la sanzione comminata dall'Agcom per la violazione del divieto di pubblicità al gioco prevista dal "decreto dignità". Il tribunale regionale, che aveva già concesso la sospensiva sul provvedimento con una precedente ordinanza, ha stabilito va riconosciuta "l’esenzione da responsabilità degli hosting provider, quando questi si limitino alla messa a disposizione di uno spazio virtuale su cui gli utenti possono caricare i propri contenuti" a patto che questi non abbiano compartecipato effettivamente alla realizzazione dell’illecito e abbiano adottato tutti gli accorgimenti per rimuoverne con celerità le conseguenze pregiudizievoli all’interesse tutelato".
Google, in quanto prestatore di servizi "non è responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore: a) non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l'attività o l'informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illiceità dell'attività o dell' informazione; b) non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorità competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l'accesso". Il Collegio afferma quindi che "dovendosi il servizio offerto dalla piattaforma YouTube qualificare in termini di 'hosting', la mera valorizzazione degli indici presenti nel provvedimento impugnato non sia di per sé sufficiente, alla luce del riportato quadro normativo e giurisprudenziale, a fondare, nel caso di specie, la responsabilità del gestore della piattaforma per la violazione del "Decreto Dignità", motivo per cui il Tar ha accolto il ricorso di Google.
GM/Agipro
Foto credits wp paarz/Flickr CC BY-SA 2.0
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