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Ultimo aggiornamento il 22/06/2026 alle ore 14:55

Attualità e Politica

22/06/2026 | 14:00

Casinò Saint-Vincent, Cassazione annulla i sequestri preventivi per corruzione e riciclaggio: “Motivazione insufficiente, il caso rinviato al Tribunale di Aosta”

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Casinò Saint Vincent Cassazione annulla i sequestri preventivi per corruzione e riciclaggio: “Motivazione insufficiente il caso rinviato al Tribunale di Aosta”

ROMA - La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale di Aosta che aveva confermato una serie di sequestri preventivi disposti nell’ambito di un’inchiesta su presunti episodi di corruzione, reati fiscali e autoriciclaggio legati alla gestione del Casinò Saint-Vincent. I giudici di legittimità hanno rinviato il caso al Tribunale, che dovrà riesaminarlo, perché la motivazione del provvedimento è stata ritenuta insufficiente su più punti decisivi.

Per comprendere il contesto, la Cassazione ricorda che le indagini hanno riguardato “tre principali filoni investigativi e di interesse sul piano penalistico, tutti ruotanti intorno all'attività d'impresa della casa da gioco”. Il primo riguarda presunte frodi fiscali tramite fatture per operazioni inesistenti, il secondo ipotesi di riciclaggio e autoriciclaggio attraverso il cambio tra contanti e fiches, e il terzo episodi di presunta corruzione legati proprio a queste operazioni di cambio.

Secondo l’accusa, alcuni soggetti avrebbero versato denaro a un dipendente della casa da gioco per ottenere operazioni di cambio contanti–fiches non corrette, in violazione delle regole antiriciclaggio. Il Tribunale aveva confermato i sequestri ritenendo sussistenti i presupposti del vincolo. La Cassazione, invece, ha ritenuto che la decisione non fosse adeguatamente motivata.
Uno dei problemi principali è che il giudice del riesame non avrebbe fornito risposte concrete alle contestazioni delle difese. La Corte ricorda, infatti, che il giudice deve esaminare le censure presentate senza limitarsi a formule generiche. Nella sentenza si legge che l’obbligo di motivazione richiede di spiegare le ragioni della decisione “anche eventualmente per relationem (ovvero attraverso una relazione)”, ma sempre con un vero controllo critico degli atti.

Nel caso concreto, secondo la Cassazione, il Tribunale si è spesso limitato a richiamare gli atti dell’indagine o le richieste del pubblico ministero, senza spiegare autonomamente perché le difese non fossero fondate. Questo rende la motivazione insufficiente. Un altro punto riguarda il “pericolo” che giustifica il sequestro, ossia il rischio che i beni possano essere dispersi o utilizzati per ulteriori reati. Anche qui la Cassazione rileva una criticità, ritenendo che il Tribunale abbia usato formule troppo generiche, valide per tutti gli indagati allo stesso modo, senza spiegare perché il rischio fosse concreto nel singolo caso. Secondo i giudici, serve "una valutazione specifica e individuale".

La Cassazione interviene anche sulla qualifica del dipendente della casa da gioco quale “incaricato di pubblico servizio”. Il Tribunale aveva ritenuto che lo fosse, poiché la struttura gestisce denaro connesso a interessi pubblici e deve rispettare le norme antiriciclaggio. Su questo aspetto, la Suprema Corte sottolinea che non basta maneggiare denaro o applicare regole di controllo per ottenere una qualifica pubblicistica, ma occorre dimostrare che il soggetto svolga attività “tipiche” di controllo o di certificazione del gioco. Nella sentenza si evidenzia che il semplice cambio di contanti e fiches “non implica attività certificatoria né riveste, in sé, connotazione pubblicistica”.

Un altro punto criticato riguarda il profitto derivante dal reato di corruzione. Il Tribunale lo aveva individuato nel vantaggio derivante dallo scambio tra contanti e fiches. La Cassazione, però, ritiene questa spiegazione troppo debole e poco chiara. In particolare, viene criticato il fatto che non si spieghi bene in cosa consista davvero il vantaggio illecito. La motivazione viene definita sostanzialmente “tautologica” e non chiarisce "in quale fase dello 'scambio' denaro-fiches si anniderebbe la sottrazione al circuito legale”.
Infine, la Corte censura anche la posizione della società coinvolta e dell’amministratore, poiché la cosiddetta “colpa di organizzazione”, ossia la responsabilità interna dell’ente, non è stata adeguatamente verificata. Anche qui, secondo i giudici, il Tribunale ha fornito una risposta eccessivamente automatica.

In conclusione, la Cassazione non entra nel merito della colpevolezza, ma sostiene che la decisione del Tribunale non è stata motivata in modo sufficiente e chiaro. Per questo l’ordinanza viene annullata e il caso dovrà essere riesaminato da un altro collegio del Tribunale di Aosta, che dovrà fornire una motivazione più completa.

FRP/Agipro
 

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