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Ultimo aggiornamento il 25/05/2026 alle ore 12:15

Attualità e Politica

25/05/2026 | 11:30

Computer per il gioco online in un esercizio pubblico di Torino, Cassazione annulla multa da 20mila euro: “illegittimo il divieto di postazioni internet”

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Computer per il gioco online in un esercizio pubblico di Torino Cassazione annulla multa da 20mila euro: “illegittimo il divieto di postazioni internet”

ROMA - La Corte di Cassazione annulla la sanzione da 20mila euro inflitta a una società - la “F.lli Gerardi Luigi e Alessandro s.n.c.” di Torino - per il possesso di due pc presenti in un esercizio pubblico e utilizzabili per il gioco online, applicando gli effetti della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma del Decreto Balduzzi, ritenuta “irragionevole e sproporzionata”.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società piemontese contro l’ordinanza emessa il 20 marzo 2019 dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che aveva imposto il pagamento di una sanzione amministrativa di 20mila euro e aveva disposto anche la confisca di “due apparecchi videoterminali (personal computer con annesse periferiche)”. Secondo Adm, la società – autorizzata all’esercizio dei giochi esclusivamente a distanza – aveva “messo a disposizione, nel locale pubblico, due postazioni Pc idonee a consentire l’esercizio del gioco con vincite in denaro su una piattaforma online”. Motivo per cui l’Agenzia riteneva che fosse stato violato un articolo del Decreto Balduzzi del 2012, che vieta la messa a disposizione di apparecchiature utilizzabili per il gioco online e prevede la sanzione amministrativa di 20mila euro.

Sia il Tribunale di Torino sia la Corte d’Appello del Piemonte avevano confermato la legittimità della multa. Secondo i giudici di merito, infatti, il divieto non riguardava soltanto i cosiddetti “totem” dedicati esclusivamente al gioco, bensì “tutti gli apparecchi terminali collegati a internet”.
La Corte d’Appello aveva spiegato che la norma costituiva una disposizione “di chiusura” finalizzata a evitare “vuoti sanzionatori” in un settore caratterizzato da una continua evoluzione tecnologica. Per questo, secondo quella interpretazione, risultava sufficiente la concreta possibilità di utilizzare i computer per il gioco online.

La Cassazione, però, ha ribaltato integralmente questa impostazione alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, che nel frattempo aveva dichiarato illegittima la disciplina.
Nel richiamare la decisione della Consulta, i giudici sottolineano che la disposizione censurata “vieta la mera messa a disposizione di qualsiasi apparecchiatura che consenta di collegarsi a siti di gioco online”. Una previsione ritenuta troppo ampia perché capace di colpire situazioni molto diverse tra loro.
Secondo la Corte costituzionale, infatti, la norma “accomuna, nella medesima valutazione di illiceità, condotte ampiamente diversificate sul piano dell’offesa all’interesse giuridico protetto”. Il divieto finiva così per sanzionare allo stesso modo sia postazioni stabilmente dedicate al gioco sia normali computer collegati alla rete.
La Suprema Corte ha affermato di dover “prendere atto del venir meno della norma sanzionatoria con effetto immediato” e ha quindi annullato integralmente sia la multa sia la confisca dei computer.

FRP/Agipro

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