Attualità e Politica
08/06/2026 | 13:05
08/06/2026 | 13:05
ROMA - Il Tar Lombardia ha respinto il ricorso di una società operante nel settore del gioco lecito, confermando la legittimità dell’ordinanza del Comune di Curno, in provincia di Bergamo, che limita gli orari di apertura delle sale giochi e il funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro.
Il ricorso nasce dall’ordinanza comunale dell’8 febbraio 2024, adottata nell’ambito delle misure di “contrasto al gioco patologico” e volta a contenere gli orari di attività delle sale giochi presenti sul territorio. Secondo la società ricorrente, il provvedimento sarebbe stato viziato da “carenze istruttorie e da sproporzione delle misure adottate”.
Il Tribunale Amministrativo, tuttavia, ha chiarito che l'ordinanza prevede una regolamentazione uniforme degli orari delle sale giochi, consentendo l’attività tutti i giorni dalle ore 9 alle 23, senza distinzione tra giorni feriali, festivi o prefestivi. Una fascia oraria che, secondo i giudici, garantisce comunque un ampio margine di operatività agli esercizi del settore, pari a circa quattordici ore giornaliere. Proprio la collocazione dell’attività entro limiti temporali definiti è considerata dal Tribunale una "misura proporzionata e coerente" con l’obiettivo di ridurre i rischi legati al gioco patologico, senza arrivare alla compressione totale dell’attività economica.
La sentenza ricostruisce, inoltre, il fondamento del potere comunale, individuandolo principalmente nel Testo Unico degli Enti Locali (Tuel), che consente al Sindaco di coordinare e riorganizzare gli orari degli esercizi pubblici per esigenze di interesse generale. Secondo il Tar, tale potere non ha una funzione esclusivamente organizzativa, bensì una valenza più ampia quando è finalizzato alla tutela della salute pubblica. In questa prospettiva, i giudici sottolineano che le attività delle sale giochi non sono estranee alla regolazione pubblica, affermando che “le attività di intrattenimento espletate all’interno delle sale giochi e degli esercizi in cui siano stati installati apparecchi di gioco lecito rientrano nella nozione di pubblico servizio”, con conseguente possibilità di intervento dell’amministrazione comunale.
In questo contesto, il Tribunale Amministrativo richiama anche la natura preventiva delle misure adottate dai Comuni, evidenziando che non è necessario dimostrare un danno già pienamente consolidato, ma è sufficiente la presenza di un fenomeno socialmente rilevante.
Nel caso concreto, il Collegio ha ritenuto che il Comune di Curno "abbia realizzato un ragionevole contemperamento tra gli interessi economici degli imprenditori del settore e l’interesse pubblico”.
Respinti, infine, anche i motivi di ricorso relativi alla disparità di trattamento e al possibile spostamento della clientela verso comuni limitrofi. Sul punto, il Tar ha chiarito che “non si può pretendere che i Comuni si astengano dall’esercitare le proprie prerogative istituzionali a tutela delle comunità amministrate”, riconoscendo un’ampia discrezionalità agli enti locali nell’adozione di misure di prevenzione.
FRP/Agipro
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