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Ultimo aggiornamento il 08/06/2026 alle ore 14:00

Attualità e Politica

08/06/2026 | 12:30

Lodi, Tar Lombardia annulla ordinanza comunale su limitazioni orarie per una sala giochi: “Misura sproporzionata”

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Lodi Tar Lombardia annulla ordinanza comunale su limitazioni orarie per una sala giochi: “Misura sproporzionata”

ROMA - Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia ha annullato l’ordinanza del Comune di Lodi che limitava gli orari di apertura di una sala giochi. In una recente sentenza, il Tar ha infatti precisato che il potere del Sindaco di regolamentare gli orari di apertura delle sale gioco e di funzionamento degli apparecchi da gioco “deve essere esercitato ponderando, in termini ragionevoli e proporzionali, i contrapposti interessi che vengono in rilievo”. 

Nel dettaglio, la vicenda riguarda una società (Hbg Entertainment) titolare di una sala gioco e bingo, situata in via Martino Garati a Lodi, destinataria dell’ordinanza sindacale del 4 luglio 2025 con la quale il Comune aveva imposto una forte restrizione degli orari di apertura, motivandola con esigenze di “tutela dell’ordine pubblico, della quiete dei residenti e della salute dei soggetti vulnerabili” facendo riferimento a “numerose segnalazioni da parte della cittadinanza”.
In particolare, il provvedimento stabiliva che l’esercizio dovesse osservare l’orario “dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle 23, dal sabato alla domenica e nei festivi dalle 10 alle 24”, sulla base di segnalazioni dei cittadini relative a presunti disturbi causati dalla clientela nelle ore serali e notturne.

La società ha presentato ricorso impugnando l’ordinanza, contestando “l’illogicità e l’irragionevolezza della misura adottata in materia di orario, sotto il profilo della carenza di motivazione, in merito alle esigenze di tutela della salute dei soggetti vulnerabili, il difetto di istruttoria per assenza di un’indagine specifica in termini di idoneità della misura e il difetto di proporzionalità”. A questi motivi si aggiunge anche la presunta “violazione dei principi di ragionevolezza e adeguatezza dell’azione amministrativa, la disparità di trattamento e la violazione della libertà di iniziativa economica, di cui all’art. 41 della Costituzione, e del diritto alla concorrenza, nonché l’illogicità e l’irragionevolezza della misura con riferimento agli specifici orari individuati e l’indeterminatezza della restrizione sotto il profilo temporale”.

Già in fase cautelare, il Tar aveva sospeso l’efficacia del provvedimento, rilevando che la misura fosse stata adottata sulla base di elementi insufficienti. Nel merito, il Tribunale ha confermato tale impostazione, ribadendo che ogni intervento restrittivo sugli orari delle sale da gioco richiede una puntuale istruttoria e un rigoroso bilanciamento tra interessi contrapposti. La sentenza richiama infatti il principio secondo cui il potere del Sindaco deve essere esercitato nel rispetto del principio di proporzionalità, che impone “idoneità, necessità e adeguatezza” della misura rispetto agli obiettivi perseguiti.

Secondo i giudici amministrativi, nel caso specifico è mancata un’adeguata “attività di verifica” dei disagi lamentati dai residenti, anche in relazione alle diverse fasce orarie e alle giornate della settimana. Il provvedimento è stato inoltre ritenuto carente sotto il profilo del bilanciamento degli interessi, in quanto ha inciso in modo eccessivo sull’attività imprenditoriale, senza una sufficiente giustificazione istruttoria.
Il Tribunale Amministrativo ha sottolineato che l’ordinanza fosse fondata su elementi non adeguatamente approfonditi, tra cui un solo sopralluogo effettuato alle 19 e segnalazioni non compiutamente riscontrate. Da qui la conclusione che la misura adottata risultava “sproporzionata e irragionevole”, soprattutto nella parte in cui limitava anche le fasce mattutine di apertura senza una specifica evidenza dei disagi in tali orari.

Alla luce di queste considerazioni, il Tribunale ha accolto il ricorso della società e annullato l’ordinanza del Comune di Lodi, precisando tuttavia che resta salva la possibilità per l’Amministrazione di riesercitare il proprio potere, purché "nel rispetto dei principi indicati dalla sentenza".

FRP/Agipro
 

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