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Ultimo aggiornamento il 23/02/2026 alle ore 14:30

Attualità e Politica

23/02/2026 | 13:05

Frode informatica su slot, la Cassazione conferma condanna a sei mesi per un gestore: “Profitto illecito da manipolazione dell'apparecchio”

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Frode informatica su slot la Cassazione conferma condanna a sei mesi per un gestore: “Profitto illecito da manipolazione dell'apparecchio”

ROMA - La Corte di Cassazione conferma la condanna a sei mesi di reclusione per frode informatica nei confronti di un uomo che aveva manipolato una slot machine di proprietà di una società, concessa in comodato a un bar. L’imputato aveva installato un deviatore che impediva alle monete di entrare nella cassa, permettendogli di giocare senza versare denaro. Durante il controllo è stata rinvenuta solo una somma di 43 euro, ma i giudici hanno considerato come “profitto illecito” l’intera possibilità di giocare gratis, configurando un danno sia per la società proprietaria sia per il gestore del bar.

La società proprietaria della slot machine aveva sporto querela, poiché il reato colpiva direttamente il suo interesse economico, compromettendo il corretto funzionamento dell’apparecchio e la riscossione delle giocate. Il Tribunale locale aveva condannato l’imputato a sei mesi di reclusione, applicando la “recidiva specifica e la continuazione”, decisione confermata dalla Corte d’Appello di Salerno. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la “legittimità della querela, la reale consumazione del reato, l’entità del profitto, la qualificazione del reato come tentato e la possibilità di estinguerlo con la restituzione del denaro".

La Cassazione ha respinto tutte le censure, confermando la legittimità della querela e chiarendo che il danno subito dalla proprietaria del bene è “centrale ai fini della titolarità dell’azione penale, indipendentemente dall’interesse del comodatario del bar”. La Suprema Corte ha precisato nella sentenza "che il profitto illecito si realizza anche nella mera possibilità di giocare senza corrispondere quanto dovuto, integrando così il reato di frode informatica".
Il ricorso, in conclusione, è stato dichiarato inammissibile, la condanna a sei mesi di reclusione confermata e l’imputato condannato al pagamento delle spese processuali e di 3mila euro alla Cassa delle Ammende.

FRP/Agipro

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