Attualità e Politica
15/07/2026 | 12:57
15/07/2026 | 12:57
ROMA – Sarà la Corte di Giustizia dell'Unione europea a stabilire se i ripetuti aumenti del PREU applicato alle Videolottery (Vlt), dal 4% fino all'8,6%, siano compatibili con il diritto europeo e con il principio del "legittimo affidamento dei concessionari". Lo ha deciso il Consiglio di Stato, che ha sospeso il giudizio promosso da Global Starnet Ltd contro il Ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, rimettendo la questione ai giudici di Lussemburgo ai sensi dell'articolo 267 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
La vicenda - che, in caso di decisone sfavorevole dei giudici comunitari, potrebbe costare al fisco diverse centinaia di milioni di euro - nasce dalla richiesta di risarcimento avanzata da Global Starnet Ltd per gli effetti degli aumenti del Prelievo erariale unico sulle Vlt. La società sostiene di aver subito un danno economico a causa della progressiva crescita della tassazione rispetto al quadro normativo iniziale e ha chiesto il risarcimento della differenza tra il PREU effettivamente versato negli anni e quello che, secondo la propria ricostruzione, avrebbe dovuto corrispondere se fosse rimasto in vigore il limite massimo del 4%.
Secondo la concessionaria, proprio quel limite fiscale rappresentava un elemento essenziale dell'investimento effettuato nel settore delle Vlt. Global Starnet Ltd ha infatti evidenziato di aver acquistato 11.953 diritti di installazione, versando complessivamente 179,25 milioni di euro, facendo affidamento su una disciplina che prevedeva un PREU massimo del 4% e la prosecuzione della concessione per nove anni senza soluzione di continuità.
La società ritiene quindi che gli aumenti successivi, che hanno portato il prelievo fino all'8,60%, abbiano modificato l'equilibrio economico dell'investimento e violato il principio del legittimo affidamento. Per questo motivo ha chiesto il riconoscimento dei danni subiti.
Il Consiglio di Stato - riprendendo la tesi di Global Starnet Ltd e pur senza definire nel merito la domanda risarcitoria - ha evidenziato che “non può essere messo in dubbio che l'incremento del carico fiscale vada inevitabilmente ad incidere sui rapporti di concessione già in corso, in modo da peggiorarne i termini economici”. Come si deduce dall’ordinanza, gli aumenti del PREU non sarebbero stati improvvisi o sproporzionati, ma si sarebbero sviluppati gradualmente nell'arco di circa dodici anni. Inoltre, dall'istruttoria sarebbe emerso che la società ha continuato a mantenere una capacità reddituale positiva in un settore considerato particolarmente remunerativo.
Nell'ordinanza si legge che “gli interventi del legislatore volti ad inasprire il carico fiscale sono intervenuti nel settore in cui si è manifestata una maggior capacità reddituale”, richiamando i principi costituzionali di capacità contributiva, solidarietà e uguaglianza.
Evidenziando la tesi esposta dall’Amministrazione, il Consiglio di Stato ha inoltre sottolineato che gli aumenti della tassazione sono derivati da interventi legislativi mai impugnati dalla società e ha espresso dubbi sulla possibilità di configurare una responsabilità dell'Amministrazione per la presunta lesione dell'affidamento. Nell'ordinanza si legge infatti che è “dubbio che sia prospettabile una responsabilità delle amministrazioni appellate per l'assunta lesione dell'affidamento così come prospettata dalla società”.
La questione è stata comunque rimessa alla Corte di Giustizia europea perché, secondo il Collegio, non sussistono le condizioni per escludere il rinvio pregiudiziale. Il Consiglio di Stato ha evidenziato che, trattandosi di giudice di ultima istanza, deve rivolgersi alla Corte Ue quando l'interpretazione del diritto europeo presenta elementi di dubbio.
Il quesito sottoposto ai giudici di Lussemburgo riguarda la compatibilità con gli articoli 49 e 56 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e con i principi in materia di legittimo affidamento della normativa italiana che ha aumentato progressivamente il PREU sulle Vlt dal 4% all'8,6%, dopo che il quadro normativo del 2009 aveva previsto un'aliquota massima del 4%.
In attesa della pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, il procedimento davanti al Consiglio di Stato resta sospesa
FRP/Agipro
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