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Ultimo aggiornamento il 09/02/2026 alle ore 13:40

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09/02/2026 | 12:05

Prelievo slot non versato, Cassazione: gestore condannato a due anni e 6 mesi di reclusione per peculato

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Prelievo slot non versato Cassazione: gestore condannato a due anni e 6 mesi di reclusione per peculato

ROMA – La Cassazione ha confermato la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione nei confronti del gestore di una sala slot per il reato di peculato. La sentenza di primo grado era stata pronunciata dal GUP del Tribunale di Firenze e successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Firenze.

Il ricorrente, in qualità di amministratore e socio unico della società Videonolo, non aveva versato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli le somme dovute a titolo di Preu (Prelievo Erariale Unico), oltre ai margini di profitto spettanti ai concessionari e al canone dovuto all’ente statale. I fatti contestati si riferiscono al periodo compreso tra maggio 2016 e maggio 2017. Le parti civili nel procedimento hanno incluso tre concessionari, ai quali il ricorrente è tenuto al risarcimento dei danni, con provvisionali variabili.
In Cassazione, il gestore della sala slot aveva proposto ricorso, sostenendo che la sua condotta non configurasse peculato, in quanto gestore di apparecchi AWP, e che il denaro raccolto fosse di sua proprietà. Contestava, inoltre, la proporzionalità della pena e l’esclusione dell’attenuante per fatti di "particolare tenuità".

La Suprema Corte ha tuttavia dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo alcuni principi consolidati. Innanzitutto, si precisa che i gestori degli apparecchi da gioco svolgono un’attività assimilabile a pubblico servizio per conto dei concessionari e che il denaro raccolto, incluso il Preu, appartiene all’Amministrazione a partire dalla riscossione. La condotta di appropriazione indebita costituisce quindi il reato di peculato e non può essere derubricata a mero inadempimento contrattuale o a furto, come sostenuto dal ricorrente. Inoltre, rispetto ad altri motivi di ricorso, la Cassazione precisa che l’attenuante speciale prevista dal Codice Penale non si applica in presenza di appropriazioni multiple e continuate, come nel caso in esame, con importi complessivi superiori a 794 mila euro.

Nel confermare la condanna, la Cassazione sottolinea che “integra il reato di peculato la condotta del gestore o dell’esercente degli apparecchi da gioco leciti che si impossessi dei proventi del gioco, anche della parte destinata al pagamento del Preu, non versandoli al concessionario competente”.

FRP/Agipro

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