Attualità e Politica
12/01/2026 | 14:52
12/01/2026 | 14:52
ROMA - La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare per un soggetto coinvolto in un caso di scommesse clandestine a Palermo, convalidando una precedente ordinanza del Tribunale del riesame. Al centro della decisione c'è la scoperta di un sistema criminale nel quale risulta che un'associazione mafiosa esercitava “un controllo, oltre che sul commercio degli stupefacenti e delle estorsioni, anche sulla gestione delle scommesse clandestine”.
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, le agenzie, pur operando sotto insegne formalmente legali, utilizzavano i cosiddetti “pannelli": ovvero dei “siti ombra” imposti dall'organizzazione criminale ai commercianti della zona, per dirottare le giocate fuori dai circuiti autorizzati dallo Stato. Come confessato da un collaboratore di giustizia, lo stratagemma era sistematico: “l’insegna è una, ma di contrabbando usano il diverso pannello imposto”.
La Suprema Corte ha ritenuto coerente l'identificazione di una precisa catena di comando. Al vertice figurerebbe proprio il ricorrente, indicato come il soggetto con “un ruolo di comando”, supportato da altre persone incaricate di installare fisicamente le piattaforme illegali per suo conto.
A confermare il ruolo centrale dell'indagato sono state le intercettazioni, dalle quali emerge un monitoraggio ossessivo dei flussi di denaro: i collaboratori erano consapevoli che a lui “tutto doveva essere spiegato”. Rilevante è il caso dei familiari detenuti che, dal carcere, pretendevano rendiconti dettagliati, a riprova di un “potere decisionale effettivo”.
Nel respingere i motivi del ricorso, la Cassazione ha chiarito che ai giudici della Corte Suprema non spetta il “diretto apprezzamento del requisito dei gravi indizi di colpevolezza”, ma solo la verifica che la motivazione dei giudici di merito sia dotata di “congruenza e coordinazione logica”. Pertanto, i giudici hanno ribadito sia che le intercettazioni tra terzi possono valere come “prove dirette di colpevolezza, senza necessità di riscontri”, sia che i riscontri alle parole dei collaboratori di giustizia possono essere di qualsiasi natura, sia “rappresentativo che logico”.
In definitiva, per la Cassazione, l'attività di scommesse illegali è stata ritenuta un pilastro strategico del clan e finalizzata a rafforzare il controllo sul territorio. Per queste ragioni, la motivazione del Tribunale è stata ritenuta priva di “illogicità evidenti”, rendendo inevitabile la conferma della custodia in carcere.
FRP/Agipro
Foto credits Sergio D’Afflitto/Wikimedia Commons/CC BY-SA 3.0 I
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