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Ultimo aggiornamento il 09/01/2026 alle ore 21:00

Attualità e Politica

09/01/2026 | 15:53

Gioco e scommesse illegali, Cassazione conferma custodia cautelare per due soggetti: “Legami con la criminalità organizzata”

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Gioco e scommesse illegali Cassazione conferma custodia cautelare per due soggetti: “Legami con la criminalità organizzata”

ROMA - La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per due soggetti coinvolti nella gestione di scommesse clandestine e apparecchiatura da gioco scollegate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, rigettando i loro ricorsi contro l’ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli.
Secondo i giudici, l’attività dei due non era episodica - come, invece, sostenuto dalla difesa - ma faceva parte di un vero e proprio sistema organizzato e legato alla criminalità organizzata, con slot machine e videopoker illegali installati in bar e locali commerciali, spesso intestati a prestanome. L’organizzazione si avvaleva anche di siti internet non autorizzati per la raccolta delle scommesse, creando un modello parallelo e illegale rispetto al circuito autorizzato.
La Corte ha evidenziato come i due soggetti fossero inseriti in una struttura capillare, con ruoli definiti, collegamenti tra i vari componenti e capacità di reinvestire i profitti. La condotta è stata ritenuta aggravata dalla finalità di agevolare un gruppo mafioso locale, configurando il reato previsto dall’articolo 416-bis.1 (associazione a delinquere di tipo mafioso) del codice penale.

I ricorsi avanzati dai due soggetti sostenevano la mancanza di prove concrete, l’assenza di contatti tra le diverse componenti del gruppo e un’interpretazione forzata delle intercettazioni. Ma, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici del Tribunale del riesame di Napoli, sottolineando che “non è possibile nel giudizio cautelare rimettere in discussione i fatti già accertati dai giudici di merito, ma solo verificare se la motivazione della misura sia coerente e logica”. Ed in questo caso, “i gravi indizi di colpevolezza” sono stati spiegati in maniera solida dai giudici, fondando la motivazione della pena su intercettazioni, osservazioni sul territorio, controlli patrimoniali e riscontri incrociati.
Inoltre, la Cassazione precisa che “il forte radicamento territoriale, i precedenti penali e i legami con ambienti criminali hanno reso inadeguate misure alternative al carcere”, così come previsto dal codice penale. Pertanto, secondo i giudici, gli indagati non possono essere sottoposti a misure più leggere perché esiste un concreto rischio che possano continuare le attività illecite o influenzare il territorio.

FRP/Agipro

Foto credits Sergio D’Afflitto/Wikimedia Commons/CC BY-SA 3.0 I

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