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Ultimo aggiornamento il 22/09/2021 alle ore 19:01

Ippica & equitazione

22/05/2021 | 11:40

Ippodromi con il pubblico, Schiavolin (ad Snaitech): "Il nuovo San Siro per competere con i grandi circuiti internazionali"

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Ippodromi con il pubblico Schiavolin (ad Snaitech): Il nuovo San Siro per competere con i grandi circuiti internazionali

ROMA - "Tutto sta avvenendo nella massima sicurezza, con l'utilizo di termoscanner, distanziamento tra spettatori, igienizzazione, mascherine. Certo c'è il paradosso che non si possa scommettere sulle corse". Così Fabio Schiavolin, amministratore delegato Snaitech, commenta in un'intervista a Italia Oggi, la situazione dopo pochi giorni dalla riapertura dell'impianto di San Siro, di proprietà del gruppo Snaitech, pur con le limitazioni del 25% della capienza e il tetto massimo di 1000 spettatori. "Stiamo investendo in un momento economicamente critico per il paese. Metteremo a disposizione servizi e infrastrutture senza confronto in Italia e forse in Europa, dalla fruizione audio-video degli eventi alla ristorazione" ha proseguito. Un progetto, quello del nuovo San Siro, che porterà l'impianto milanese ai vertici nel mondo e che, come sottolineato da Schiavolin, "ci consente di competere con i grandi circuiti internazionali, sposando le best practice di Francia e Inghilterra".

La società, con la gestione del gruppo Happybet - che può contare su 19 milionid i ricavi e 200 punti vendita tra Austria e Germania - ha avviato anche un importante processo di internazionalizzazione: "In un mercato competitivo come l'Italia abbiamo acquisito un know-how che vogliamo esportare nelle giurisdizioni più simili alla nostra: in Germania siamo tra i primi licenziatari del Governo", sottolinea. Infine una riflessione sulla riapertura delle sale scommesse, fissata dal Governo per il prossimo 1° luglio: "Il mio primo pensiero va ai tanti gestori Snaitech sul territorio, chiusi da 320 giorni e ormai allo stremo. Se le cose restano così, perderemo l'occasione di rilancio degli Europei a tutto vantaggio della criminalità. Il punto, però, è che il settore vive ormai in un silenzio assordante: parlare del gioco legale è un tabù, anche se diamo lavoro a 150 mila persone e produciamo 11 miliardi annue di entrate fiscali. Il solo fatto di non poter riaprire tra pochi giorni, insieme a bar e ristoranti al chiuso, mi sembra una follia", conclude.

RED/Agipro

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