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Ultimo aggiornamento il 18/02/2026 alle ore 19:00

Ippica & equitazione

18/02/2026 | 16:40

L’Italia della Corsa Tris, quando le app erano una radio e un giornale delle corse

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L’Italia della Corsa Tris quando le app erano una radio e un giornale delle corse

ROMA - Tra l’inizio e la metà degli anni ’90 la raccolta sulle scommesse ippiche oscillava tra i 5.000 e i 6.000 miliardi di lire annui, dunque nella conversione in euro (senza attualizzazione) tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro l’anno. La Corsa Tris rappresentava una quota stimata tra il 35% e il 50% della raccolta ippica complessiva, a seconda degli anni, arrivando attorno ai 2.500 miliardi di lire l’anno – non c’erano ancora le scommesse sportive – rappresentando uno dei principali motori del gioco pubblico. Era l’Italia delle ricevitorie, delle schedine scritte a mano e dei sogni da mille lire. Del Totocalcio, della Corsa Tris e della schedina Totip.

Negli anni ’80 e ’90 la Corsa Tris non era soltanto una scommessa ippica. Era un rito popolare. Si studiavano i programmi la sera prima, si cerchiavano i nomi dei cavalli, si chiedeva consiglio al “professore” del quartiere, quello che “i cavalli li conosce sul serio”. Le schedine si compilavano a mano. Mille lire, duemila lire. Piccole cifre, grandi speranze. Nelle ricevitorie l’atmosfera diventava teatrale. Era un’Italia analogica, senza app e smartphone, dove la fortuna aveva ancora il suono di una voce gracchiante alla radio e l’odore di un biglietto di carta termica appena stampata. E c’erano le domeniche all’ippodromo. Famiglie, pensionati, gruppi di amici. Si andava per scommettere due lire e soprattutto stare insieme, condividere senza chat e social. La corsa era spettacolo, ma il contesto era sociale.

Gli ippodromi erano enormi social all’aperto, con tribune, pista e voglia di divertirsi. Il like? Era un biglietto vincente che passava di mano in mano, mostrato con orgoglio come una medaglia. Non c’erano app, non c’erano notifiche. C’era attesa e un’Italia che non c’è più, con i suoi ippodromi pieni di gente e quel piccolo biglietto per sognare un giorno da ricordare.

PF/Agipro

 

 

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