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Calcio

17/10/2023 | 18:12

Caso-scommesse, Fagioli in cura per ludopatia. La psichiatra Viola: “Come se ne esce? Denaro sotto stretto controllo, una task force con famiglia e amici, inserimento in un gruppo di auto aiuto”

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Caso scommesse Fagioli in cura per ludopatia. La psichiatra Viola: Come se ne esce Denaro sotto stretto controllo una task force con famiglia e amici inserimento in un gruppo di auto aiuto

ROMA - Tiene banco in questi giorni la vicenda scommesse e in molti si interrogano sul futuro di calciatori come Fagioli e Tonali, innanzi tutto sul piano umano. Entrambi, infatti, hanno ammesso la loro dipendenza dal gioco e si sono dichiarati pronti ad iniziare un cammino di recupero, che nel caso dello juventino è già iniziato sotto la supervisione di una specialista piemontese. Su un tema delicato come la ludopatia, però, affidarsi al parere degli esperti è d’obbligo. Per comprendere come si articola il percorso di cura dalla dipendenza da gioco abbiamo chiesto delucidazioni alla dottoressa Sarah Viola, medico psichiatra specializzato in dipendenze e consulente dell’associazione As.Tro.

Parliamo del percorso di cura dalla ludopatia. Se l’ammissione dell’errore è il punto di partenza, quali sono, nella pratica, i vari step da seguire?

“Ciascuno di noi ha una quota di giocatore dentro di sé, il rischio fa parte delle emozioni che in alcuni casi della vita si ricercano. Quando si arriva a questi livelli, però, si parla di patologia e la ludopatia fa parte della grande famiglia delle dipendenze. E già qui dobbiamo fare una precisazione: siamo in un Paese con pochissime risorse per il comparto psico-sociale, depauperato sempre più negli ultimi anni, che conta sempre meno psichiatri. La psicoterapia delle dipendenze, come la ludopatia, non può essere la psicoterapia classica, perché deve avere come obiettivo un effetto comportamentale: non deve soffermarsi sulle ragioni che stanno dietro la dipendenza, ma deve correggere il comportamento. Si chiama terapia cognitivo-comportamentale, che funziona per tutte le forme di dipendenze. In particolare, nei casi di ludopatia si agisce su due elementi: risorse economiche a disposizione del paziente, che bisogna contingentare; la rete affettiva nel quale il paziente è immerso, che deve essere arruolata e diventare una sorta di task force che controlla, guida e supporta il paziente nel suo percorso. Parliamo di famiglia, medico, psicoterapeuta, amici, colleghi, tutte le persone più vicine al paziente. Se questo non funziona, lo step successivo è la nomina dell’amministratore di sostegno: il paziente non ha più a disposizione le sue risorse economiche, nemmeno di base, perché vengono completamente gestite da una figura, nominata dal tribunale, che può essere una famigliare o un tutore esterno alla famiglia. Accanto a tutto ciò ci sono i gruppi di auto-aiuto, che sono molto più efficaci della psicoterapia individuale. Sono gruppi monosintomatici, gruppi che condividono la stessa patologia, che possono essere più o meno guidati da un tecnico: prevedono il confronto, la relazione e il supporto reciproco tra pazienti con lo stesso sintomo. Sono estremamente efficaci”. 

E’ pensabile l’intervento farmacologico?

“I farmaci non servono a niente. E’ vero che spesso una persona ludopatica è anche un soggetto un po’ depresso, ma la terapia farmacologica in queste forme non serve a niente. Anzi, è pericolosa perché per alcune molecole si potrebbe sostituire una dipendenza con un’altra. Quindi sono molto più efficaci la terapia comportamentale e i gruppi di autoaiuto”

Si tratta di ragazzi giovani, di circa vent’anni: quanto incide l’età sui tempi e i modi della terapia?

“Tutte le forme di dipendenza sono molto più presenti tra i giovani che tra i meno giovani. Nello specifico, la ludopatia è abbastanza trasversale. E’ chiaro che prima si interviene su un sintomo di questo tipo, più è facile che si ottenga la regressione del sintomo. Di solito i ragazzi rispondono meglio agli interventi terapeutici”

Fagioli ha dichiarato che farà la sua parte per dare un messaggio forte sul tema ludopatia: andrà nelle scuole per educare sui rischi del gioco. Quanto è importante che i pazienti diventino figure di riferimento sul piano formativo?

“Molto, soprattutto i pazienti giovani, che possono rappresentare un’importante risorsa per i servizi socialmente utili: possono essere, a loro volta, arruolati nei gruppi di autoaiuto o come educatori per altri pazienti”. 

GL/Agipro

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