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Ultimo aggiornamento il 05/12/2019 alle ore 21:06

Attualità e Politica

16/10/2019 | 10:58

L'INCHIESTA di Marco Filacchione - Sponsor e scommesse – calcio: beffati i concessionari italiani, i marchi stranieri “bucano” il divieto di spot

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sponsor e scommesse divieto spot

ROMA - «Saremo il primo Paese in Europa che vieta totalmente la pubblicità del gioco d’azzardo». Così, poco più di un anno fa, Luigi Di Maio salutava il divieto di spot per le aziende di giochi e scommesse, contenuto nel decreto Dignità. Appunto, l'unico Paese: al di là dei nostri confini vigono semmai norme moratorie, ma nessun divieto assoluto. E questo rischia di cristallizzare una latente discriminazione a danno delle aziende, italiane e straniere, che operano in Italia con regolare concessione. Il problema si è palesato soprattutto all'inizio di questa stagione calcistica, visto che dallo scorso luglio sono cessati, secondo quanto prescriveva la legge, tutti i contratti pubblicitari e le sponsorizzazioni che legavano marchi di giochi alle squadre italiane. Mentre nei nostri stadi il divieto è rispettato rigidamente, in quelli esteri le pubblicità del gaming continuano logicamente ad apparire, entrando anche nelle case degli italiani attraverso le emittenti televisive che hanno acquisito i diritti dei campionati esteri e delle coppe europee. Un esempio tra tanti: nel derby di Madrid del 28 settembre, trasmesso in Italia, gli sponsor di giochi che campeggiavano in bella vista erano tre: uno a fianco delle due porte, uno sulla prima fascia di led a bordo campo, un altro sulla seconda fascia. Una presenza ancora più beffarda per i concessionari italiani, dato che si tratta di marchi che operano anche nel nostro mercato.

MF/Agipro

 

Sponsor e scommesse/2 – calcio: tivù nel mirino, per la legge devono oscurare i marchi proibiti

ROMA - Su questo tema è intervenuto circa un mese fa, dopo la prima tornata delle coppe europee, un tweet di Remigio Del Grosso, vice Presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti dell'Agcom: «Mi dispiace per SkySport e TV8, ma tutti devono rispettare il divieto di pubblicità (indiretta) del gioco d'azzardo. Le squadre estere con sponsor bet non posso passare sugli schermi italiani». In effetti, l'articolo 9 del decreto Dignità vieta la pubblicità ad aziende di giochi «comunque effettuata e su qualunque mezzo», quindi anche sul mezzo televisivo. «La provocazione del dottor Del Grosso è più che legittima – dice ad Agipronews l'avvocato Cesare Di Cintio, esperto di diritto dello sport - tuttavia è difficile immaginare che un’emittente televisiva possa oscurare una partita dopo averne acquisito legittimamente i diritti. Esiste inoltre una grande differenza secondo il mio punto di vista, tra la trasmissione di un evento sportivo e la pubblicizzazione di giochi e scommesse». Nessun problema, invece, per le emittenti, quando squadre estere sponsorizzate da aziende di giochi, quando vengono a giocare in Italia: «I club sono soggetti alle norme dell’ordinamento in cui disputano le partite», ricorda Di Cintio, quindi nel caso di partite in territorio italiano devono togliere lo sponsor dalla maglia. «È stato il caso del preliminare di Europa League di quest’anno, dove in Torino-Wolverhampton, la squadra inglese ha indossato la divisa priva del logo del jersey sponsor “ManBetX”, società di scommesse sportive. Accadde anche al Milan nel 2008-09: quando andò a giocare a Zurigo e a Marsiglia, scese in campo senza lo sponsor “Bwin” sulla divisa, proprio per una norma vigente all’epoca sia in Svizzera che in Francia».

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Sponsor e scommesse/3 – calcio: in Premier League accordi di partnership per dieci club su venti

ROMA - Se in Italia si censura, all'estero il calcio beneficia a piene mani di sponsorizzazioni e pubblicità provenienti dai giochi. Il maggiore affollamento è in Premier League: la metà dei venti club esibisce sulla maglia marchi del Gambling. In Spagna, uno degli Official Partner della Liga è Sportium, società attiva nelle scommesse, nata dalla joint venture tra Cirsa e Ladbrokes Coral Group. Quanto ai club, sette su venti hanno sponsor di maglia del settore. Minore l'incidenza in Germania e Francia. Nella Bundesliga, c'è uno sponsor di maglia per il Paderborn e uno sulla manica per il Mainz. Nella Ligue 1, il Montpellier è l'unico club legato a un'azienda di scommesse. Il panorama nei principali campionati si allarga notevolmente se si tengono in considerazione non solo gli sponsor di maglia, ma anche accordi di altro tipo (bordo campo, ecc.).

MF/Agipro


Sponsor e scommesse/4 – calcio: aumentano gli accordi per il mercato estero, così il calcio italiano reagisce al crac da 100 milioni

ROMA - L'entrata in vigore del divieto impatta pesantemente sui conti del calcio italiano. Secondo una segnalazione inviata lo scorso luglio dall'Agcom al Governo, la perdita in termini di ricavi «si stima in circa 100 milioni di euro l’anno, con la conseguente sostanziale penalizzazione in termini di competitività nei confronti delle altre Leghe europee». A questo impatto diretto «dovrebbe poi aggiungersi un effetto indiretto in termini di ripercussioni occupazionali su tutta la filiera che ne uscirebbe assolutamente indebolita rispetto a quelle straniere». In Europa, ha scritto ancora Agcom, «il mercato delle sponsorizzazioni nel calcio e nello sport ha raggiunto nel 2018 il valore di oltre venti miliardi di euro» e «i ricavi da sponsorizzazione derivanti dalle società di betting rappresentano una importante fonte di guadagno per i club delle massime divisioni delle principali cinque Leghe Europee».
Chiusi i rubinetti nazionali, i club italiani si stanno rivolgendo all'estero: la Juventus ha siglato una partnership con il bookmaker maltese 10Bet destinata al mercato internazionale; la Roma, dopo aver perso Betway (emigrata sulle maglie del West Ham e presente anche in Liga, sponde Leganés e Levante) ha stretto un accordo con Awcbet.com, “regional betting partner” per l’Asia; di recente, il Bologna si è posto sulla stessa strada firmando un contratto con Jbo, anche questo destinato al continente asiatico.

MF/Agipro

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