Attualità e Politica
21/01/2021 | 14:10
21/01/2021 | 14:10
ROMA - Riapertura sì, riapertura no: il Governo va in tilt alla Camera, dove si discute il futuro del Casinò di Sanremo e dei suoi 231 lavoratori. Dopo oltre 6 mesi di chiusura a causa della pandemia Covid, la casa da gioco è protagonista di due ordini del giorno presentati da due deputati dell'opposizione, Giorgio Mulè (Forza Italia) e Flavio Di Muro (Lega). Entrambi chiedevano al Governo un impegno per la riapertura, un tema su cui l'Esecutivo si dimostra in disaccordo. Con se stesso.
Durante il 2020, l'attività del Casinò è stata interrotta per 178 giorni, «ovvero 6 mesi di blocco totale», ricoda Mulè: una situazione che, considerando la chiusura almeno fino al prossimo 5 marzo, come previsto dall'ultimo dpcm, «rischia di produrre effetti irreparabili sulla stabilità del Casinò» e sui posti di lavoro, «anche in virtù di una politica di ristoro gravemente insufficiente». La riapertura è «necessaria e indispensabile a mantenere, per quanto possibile, l'equilibrio economico e finanziario aziendale e a preservare oltre numerosi posti di lavoro, a cui si aggiunge tutto l'indotto, anch'esso in grave difficoltà», ha aggiunto Di Muro. «Prorogare la chiusura del Casinò significa esporre le case da gioco e gli enti proprietari, il Comune, a situazioni estremamente complesse in ambito economico, finanziario, sociale e occupazionale».
Al voto dell'Aula, sono state sottoposti quindi due ordini del giorno praticamente identici. In particolare, Mulè chiedeva al Governo di impegnarsi «ad adottare le opportune iniziative di propria competenza al fine di consentire la riapertura in tempi brevi del Casinò di Sanremo e la conseguente salvaguardia dei posti di lavoro». Un'impostazione che non ha convinto la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, che ha proposto di correggere l'odg con l'impegno del Governo "a valutare l'opportunità di". La riformulazione non è stata accettata da Mulè: «A furia di valutare l'opportunità, nel frattempo che voi valutate, il Paese muore, le aziende chiudono, le saracinesche si abbassano, la gente diventa disoccupata e, allora, non c'è da valutare un bel nulla: c'è da fare, c'è da impegnarsi a fare le cose adesso», ha detto in Aula. «Se un'azienda - qui parliamo del Casinò di Sanremo, 231 persone che lavorano - ha la possibilità di riaprire, cosa dovete valutare? Date la possibilità, se è in regola, di aprire. Cosa c'è da valutare rispetto ai tempi brevi? È stata chiusa 178 giorni e allora non c'è da valutare, si adottano le “opportune iniziative”». L'ordine del giorno è stato quindi posto in votazione e respinto dall'Aula.
Pochi minuti dopo, il colpo di scena. Il Governo fa retromarcia, esprimendo parere favorevole all'ordine del giorno del leghista Di Muro che impegna l'Esecutivo «ad adottare tutte le iniziative necessarie, al fine di prevedere in tempi rapidi la riapertura dell'attività del casinò di Sanremo, i cui effetti socioeconomici non possono che determinare benefici, non solo a livello locale, ma anche per l'intero Paese».
Un corto circuito su cui ironizza Mulè. «Mi sembrava fosse cambiata la maggioranza un'altra volta. Non ho voluto rovinare la festa, perché è una battaglia comune», ma «la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra. E' inaccettabile», ha detto, sottolineando l'approccio bipolare del Governo che «ha appena accettato un ordine del giorno che dice esattamente le stesse parole: invece di “tempi rapidi”, “tempi brevi”. Se qualcuno è in grado in quest'Aula, di spiegarmi la differenza, ve ne sarò grato. Siete la farsa continua di questo Paese».
MSC/Agipro
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