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Ultimo aggiornamento il 14/12/2018 alle ore 21:17

Attualità e Politica

06/08/2018 | 09:40

Decreto Dignità, Servizio Bilancio: "Le stime sul calo delle entrate per il divieto di pubblicità dei giochi non sono sufficientemente supportate"

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Decreto Dignità Servizio Bilancio pubblicità giochi

ROMA - La stima del calo delle entrate per le lotterie ed i giochi numerici, in seguito al divieto della pubblicità, «pari a 150 milioni di euro annui a regime, non risulta sufficientemente supportata da dati ed informazioni: mancano, ad esempio, elementi oggettivi che giustifichino l'indicata percentuale di riduzione del giocato pari al 5%». Lo segnala il Servizio Bilancio del Senato nella relazione che accompagna il decreto Dignità. «In ordine al raffronto tra costi per pubblicità e ricavi derivanti dal connesso incremento del giocato, si rappresenta che è di difficile comprensione l'aver assunto come ipotesi verosimile la parità tra investimenti (costi in pubblicità e sponsorizzazioni) ed il ritorno in termini di ricavi per i concessionari per cui, a fronte di 50 milioni di euro di costi, si avrebbe un ritorno in termini di ricavi di pari importo, con ciò desumendo una redditività pari a zero», si legge nella relazione. «È esclusivamente sulla base di tale ipotesi che la Relazione Tecnica considera verificato l’onere stimato di 150 milioni di euro annui a regime, in quanto evidenzia che per ogni punto di aggio (ricavo) spettante al concessionario, il ritorno per l’erario è pari a circa tre volte (per cui si avrebbe 50*3= 150 mln di euro)». Inoltre, «qualora si supponesse un seppur minimo incremento dei ricavi (dovuto all’ipotesi di un tasso di redditività derivante dall’investimento fatto in pubblicità) rispetto ai costi di investimento (come peraltro è verosimile ipotizzare) si avrebbe un maggior onere per divieto di pubblicità rispetto a quello stimato in Relazione Tecnica (150 milioni di euro)».

«Con riferimento alla stima dell'impatto del divieto di pubblicità sul gioco online
e sulle scommesse sportive, mancano dati oggettivi a supporto della indicata perdita derivante dal “giocato” (assunta pari al 20%) così come per la valutazione della diminuzione delle scommesse sportive, indicata nel 5%», continua ancora il Servizio Bilancio. «La Relazione Tecnica non parrebbe aver stimato gli effetti indiretti associabili al divieto di pubblicità in termini di diminuzione del gettito da imposte dirette ed IRAP, calcolate sul reddito delle aziende presenti nella filiera del comparto dei giochi, in particolare di quelle che forniscono pubblicità, che inevitabilmente verrebbe a contrarsi». Infine, «andrebbe confermata l'assenza di effetti a carico del bilancio dello Stato a titolo di maggiori oneri amministrativi e gestionali, in particolare con riferimento alla gestione dei controlli ed alla irrogazione e riscossione delle sanzioni».
MSC/Agipro

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