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Ultimo aggiornamento il 02/07/2020 alle ore 14:55

Attualità e Politica

18/05/2020 | 13:30

Fase 2, le opposizioni contro i DPCM: "Provvedimenti senza reale forza di legge, Parlamento escluso"

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Fase 2 opposizioni DPCM legge Parlamento

ROMA - Un «reale tradimento della Costituzione», che cambia «articoli fondamentali con semplici provvedimenti amministrativi, negando dei principi basilari» del nostro ordinamento democratico, «in maniera illegale e illegittima». Dura battaglia in Parlamento delle opposizioni contro i DPCM utilizzati dal premier Conte, l'ultimo dei quali ha decretato l'esclusione di sale giochi, scommesse e bingo dalle attività che possono riprendere nelle prossime settimane. «I DPCM sono provvedimenti amministrativi senza reale forza di legge», ha detto Giuseppe Basini (Lega), intervenendo lunedì scorso in Aula alla Camera, nel corso della mozione presentata da tutti i partiti dell'opposizione. «Sovvertire i principi dell'ordinamento costituzionale in questa maniera, oltre che illegittimo è anche illegale» ed «è un vulnus grave, perché minaccia di costituire un precedente per il futuro». 
Per Elisabetta Ripani (FI) «la dittatura costituzionale del Premier Conte è risibile e alquanto pericolosa». Il Presidente del Consiglio, «con un colpo di spugna, ha in sostanza  trasformato uno strumento meramente attuativo in una fonte di diritto primario, dalla natura sostanzialmente legislativa», spiega. «Una mente maliziosa potrebbe addirittura sospettare che dietro la scelta del famoso DPCM, si celasse una vera e propria volontà precisa di sottrarsi al giudizio del Parlamento», confinando «tutto tra le mura del Consiglio dei ministri, senza la bega di dover dialogare con le opposizioni» e senza «nessun passaggio» in Parlamento, che invece «deve tornare ad essere il primo interlocutore del Governo»,  Una richiesta che trova d'accordo anche Italia Viva, che con Giuseppina Occhionero chiede di «coinvolgere le Camere anche nel procedimento di formazione dei DPCM» e di gestire «in modo chiaro e trasparente il riparto di competenze tra Stato, regioni ed enti locali», per evitare «scarichi di responsabilità o incertezze paralizzanti».

Il timore - aggiunge Federico Mollicone (FDI) - è che «il Presidente del consiglio prosegua nell'attività straordinaria via DPCM, un modo di governare che esautora non solo il Parlamento, ma anche gran parte dei componenti del Consiglio dei ministri, da un controllo preventivo politico e di merito, dando a Conte i pieni poteri, rendendo strutturale uno stato d'eccezione», continua, chiedendo di evitare «l'uso dei DPCM per il governo dell'emergenza e l'abuso della decretazione d'urgenza, utilizzando nella produzione legislativa solo norme di rango primario». Per Giusi Bartolozzi (FI) «sono in gioco i principi dello Stato di diritto, si revoca in dubbio la questione del principio di legalità» perché «il Parlamento non può intervenire su un atto che ha natura amministrativa, non regolamentare».
MSC/Agipro

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