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Ultimo aggiornamento il 22/09/2018 alle ore 19:02

Attualità e Politica

20/04/2018 | 17:20

Dopo “Anno Zero”- Sicilia laboratorio del gioco illegale: a Curaçao licenze in saldo a 20mila euro

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GIOCO ILLEgale online sicilia CURACAO

ROMA - Bastano pochi secondi di ricerca su Google e un piccolo capitale, poco più di 20mila euro. Poi, al massimo con qualche settimana di attesa, si ha bella e pronta la propria licenza per diventare uno dei bookmaker online che riempiono l’Italia e in particolare il Sud. E’ la possibilità offerta da alcuni piccoli Stati “offshore” che consentono di offrire gioco su internet, senza curarsi troppo di confini e leggi di altri Stati. La pratica è diventata sempre più diffusa, da quando i principali provider internazionali - che si occupano di fornire il portafoglio di scommesse o giochi da casinò a chi vende gaming legale in Italia - hanno chiuso il rubinetto a chi non ha una licenza italiana.
Ad esempio è il caso di alcune giurisdizioni della Manica come l’Isola di Man o Alderney, o Curaçao, nelle Antille olandesi: in quest’isola nel mar dei Caraibi sono numerose le aziende di gioco, che operano a livello internazionale. Tra queste anche alcune società che hanno scelto di essere presenti in una “zona grigia” per poter operare ovunque, anche in Italia, ma senza alcun controllo, senza pagare le tasse e senza fornire le stesse garanzie per i giocatori, credenziali ormai obbligatorie per le aziende che rispettano in pieno le leggi italiane e comunitarie.
Per far partire l’offerta e ottenere una “patente” non c’è neanche bisogno di spostarsi dall’altra parte dell’Oceano: basta cercare su Google e rivolgersi a una delle tante società di consulenza internazionali - le principali hanno sedi nel Regno Unito, ad Hong Kong, in Israele o in altri Paesi del “first world” finanziario - che per qualche migliaio di euro si occupano di svolgere tutte le pratiche amministrative.
Da qualche tempo il Governo di Curaçao ha bloccato il rilascio delle licenze “master”, che danno anche la possibilità di affiliare altri aspiranti bookmaker, ma è ancora possibile ottenere una “sub licenza”: basta mandare i soldi, i documenti necessari (come il passaporto, o le referenze professionali e bancarie) ad aprire una nuova società - con sede nella stessa Curaçao, o in un altro Paese riconosciuto dalle autorità locali - e nel giro di poco più di un mese viene garantito il “via libera”.
Il rilascio delle “sub licenze” fornisce un’arma in più agli operatori che intendono aggirare le leggi di altri Paesi: il business è “frantumato” in un numero assai elevato di skin (i siti cioè che rivendono il prodotto di chi ha ottenuto la licenza) e attraverso marchi che nascono e muoiono in tempi rapidi si rende più difficile l’azione di inquirenti e magistratura.
Una cosa viene però messa in chiaro da subito: sarà compito di chi ottiene la licenza non violare le norme dei Paesi nei quali raccoglierà gioco, un avvertimento che spesso però viene volontariamente trascurato. Ma l’alert è fondamentale per circoscrivere ogni responsabilità penale - e ogni richiesta economica, ad esempio in caso di vincite non pagate - alle singole aziende.

PG/Agipro

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