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Ultimo aggiornamento il 04/12/2020 alle ore 19:01

Attualità e Politica

28/10/2020 | 12:33

Giochi, Baretta (Mef): "Riforma condivisa del settore nel 2021, bandi di gara per concessioni nel 2022"

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Giochi Baretta Mef

ROMA - «Nel 2021 dobbiamo impegnarci nel riassetto normativo complessivo del settore del gioco, per spostare le gare nel 2022, in modo che siano realizzate con dei bandi coerenti con questa riforma, che mi sembra necessaria». Lo ha detto il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, nel corso della tavola rotonda "Il gioco buono: un alleato contro l'illegalità". Baretta ha spiegato che l’indicazione politica è questa, anche se sono in corso interlocuzioni in questi giorni con la Ragioneria dello Stato «per stabilire la fattibilità finanziaria dello spostamento delle procedure di assegnazione», a cui sono collegate entrate erariali per quasi un miliardo l’anno nel 2021 e 2022. «Se vogliamo porci il problema di un ulteriore assetto del settore, dobbiamo fare uno sforzo per avere una strategia condivisa, che sia il risultato di un dibattito tra le varie posizioni, ma che arrivi a condividere di punti di riferimento, senza i quali ci ritroveremmo ancora in una situazione di insoddisfazione», ha spiegato. «L'approccio emotivo da parte della politica ha portato a due tipi di generalizzazioni: da un lato, un'idea che concentrandosi sulla parte patologica, si è progressivamente arrivati a una generalizzazione per cui il gioco in sè è percepito come negativo», dall'altro, «un'idea "liberista" per cui è inutile porsi il problema, perchè il gioco c'è ed esiste». In alcuni casi, «il conflitto tra questi approcci ha portato a non trovare un criterio generale e condiviso: dobbiamo fare in modo che il gioco ritorni ad essere percepito come una condizione normale della vita», ha continuato. 

ROMA - «E' necessario combattere l'illegalità, è un presupposto fondamentale. Bisogna combattere le patologie (con la collaborazione del ministero della Salute e della comunità scientifica). Infine, bisogna identificare e combattere quei prodotti e quei sistemi di diffusione che inducono alla compulsività», ha spiegato. «Negli anni scorsi ci siamo concentrati sulla pubblicità e sulle slot, come strumento di potenziale induzione alla compulsività: sugli apparecchi siamo intervenuti pesantemente, riducendone il numero e la distribuzione sul territorio: è un percorso che potrebbe essere ripreso», ha ricordato. «Su queste e su altre tipologie di gioco ci dovrebbe essere un confronto rigoroso, basato su evidenze scientifiche, lavorando sulla reputazione del gioco», sulla conservazione del «regime concessorio - che al momento mi sembra ancora il migliore e il più efficace, anche se un lavoro sulla filiera è necessario, in termini di frammentazione eccessiva - e sulla tecnologia, che permette di controllare eventuali derive patologiche», ha spiegato. «Dovremmo ripartire dall'accordo Stato-Regioni per fare un passo avanti e definire un quadro il più possibile omogeneo a livello nazionale», ha concluso. «Ripensare la distribuzione del gioco sul territorio è un tema che va aperto». 
 

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