Attualità e Politica
26/02/2021 | 13:03
26/02/2021 | 13:03
ROMA - «Mentre il gioco legale è fermo, quello illegale sembra occupare sempre più spazio». Lo ha detto Domenico Faggiani, responsabile del Coordinamento Nazionale sul gioco dell'Anci, nel corso del webinar "In nome della legalità". Con la pandemia e la conseguente crisi economica, «c'è il rischio che le attività imprenditoriali legali vengano fagocitate dalla criminalità per riciclare proventi illeciti», ha ricordato. «Non basterà semplicemente riaprire perchè tutto torni come prima. C'è bisogno di un'attenta valutazione di quanto si potrebbe fare, già da ora», ha spiegato. Una posizione condivisa anche da Marco Zega, direttore Amministrazione, Finanza e Affari Istituzionali di Codere Italia. «Se si vuole evitare il collasso del settore, lo Stato deve sostenere le imprese che ne fanno parte. Uscite da questa fase, le attività dovranno essere sostenute», ha spiegato. «I ristori arrivati finora «sono insufficienti a colmare il buco, è essenziale prevedere fondi che coprano le ulteriori chiusure e che possano dare un concreto sostegno alle imprese per la copertura dei costi fissi», ha continuato. «Appare quantomeno opportuno il rinvio degli imminenti versamenti delle imposte» e «l'auspicio è anche che venga neutrallizzato l'aumento del prelievo, per consentire il recupero delle perdite di questo periodo di inattività». Zega ha ricordato che, con la chiusura delle sale giochi e scommesse, «è ragionevole pensare che una quota sia finita sui canali illegali. È fondamentale poter tornare in sicurezza alle nostre attività, a raccogliere giocate seguendo le regole dello Stato e a poter riversare imposte nelle casse dello Stato», ha concluso. Inoltre, secondo i dati illustrati durante il webinar, dieci mesi di chiusura di sale bingo, sale giochi e scommesse, casinò, corner slot di bar e tabaccai hanno prodotto un mancato gettito per lo Stato valutato in oltre 4 miliardi di euro: da 11.015 miliardi di euro del 2019 a 6,7 miliardi di euro stimati per il 2020. «Più si chiude, più si lascia spazio alla criminalità», ha aggiunto Riccardo Pedrizzi, presidente della Commissione Finanze del Senato dal 2001 al 2006 e promotore, in quegli anni, di un'indagine conoscitiva sul gioco. «Bisogna porre rimedio a questa situazione, rischieremo di mettere sul lastrico 150mila famiglie che lavorano in questo settore» che conta «una miriade di piccole imprese, oltre alle grandi multinazionali quotate in borsa che risentono di questo clima di mancanza di razionale regolamentazione del settore».
MSC/Agipro
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