Attualità e Politica
20/12/2023 | 17:05
20/12/2023 | 17:05
ROMA – Le Associazioni di categoria chiedono al Governo un “riordino” organico del gioco pubblico: "Dare priorità al riordino dell’online e posticipare quello del territorio significa - si legge in un comunicato congiunto di Acadi, Acmi, As.Tro, EGP-FIPE, Logico e Sapar - introdurre ulteriori asimmetrie nella canalizzazione della domanda di gioco, a discapito delle altre verticali distributive del territorio, compromettendo principalmente la rete generalista che si occupa della distribuzione degli apparecchi. L’approvazione preliminare da parte del Consiglio dei Ministri del 19 dicembre e le motivazioni del Governo per lo schema di provvedimento confermano le convinzioni delle Associazioni, che dalle scorse settimane si sono riunite nell’azione sindacale di miglioramento delle proposte governative di attuazione dell’art. 15 della Legge Delega fiscale, in materia di giochi".
Il rischio a cui si andrebbe incontro e che viene sottolineato dalle Associazioni è “una perdita di gettito erariale sempre più consistente, posto che degli 11 miliardi di euro ad oggi generati dal comparto del gioco pubblico, 1 miliardo è prodotto dall’online e 10 sono generati dai prodotti del territorio; in particolare 5,9 dagli apparecchi”. Inoltre, si evidenzia il pericolo relativo al possibile "differimento di una riforma delle concessioni per il gioco fisico, che comprometterebbe la tutela della legalità sui territori". La rete generalista, infatti, raggiunge più di 6.000 sui circa 8.000 comuni italiani. Potrebbero anche venire alterati i livelli occupazionali nonché il ruolo delle aziende di gestione degli apparecchi, posto che dei 150.000 lavoratori del comparto, 140.000 sono impegnati sul territorio.
La proposta delle Associazioni è la creazione di "un’unica Conferenza Stato Regioni e Comuni che tratti online e territorio". In questa sede ci si potrebbe rendere conto che, "mentre si applicano le restrizioni comunali di orari o i distanziometri espulsivi regionali agli apparecchi del territorio, nelle stesse ore e nelle vicinanze di un luogo sensibile vengono distribuiti altri prodotti di gioco. Solo con questa consapevolezza si potrebbe dare la giusta, equilibrata e concreta tutela all’utente richiesta dalla Delega".
"A rimetterci – viene scritto - sarebbero senz’altro le piccole e medie imprese italiane impegnate da anni sui territori a tutto vantaggio di imprese internazionali, in larga parte controllate da fondi di investimento. Un riordino non uniforme, non equilibrato, non gestito complessivamente è in grado di determinare la compromissione degli interessi costituzionali, presupposto dell’esistenza dello stesso comparto".
Le sigle associative lamentano inoltre una errata valutazione negli aumenti dei costi delle concessioni, che sarà complessivamente di 7 milioni di euro, giudicato correlato alla crescita del settore dal 2019, quando le concessioni avevano un valore di 200mila euro e, viene sottolineato, non di 2,5 milioni, che sarebbero stati relativi a una gara mai indetta.
Un’ultima proposta riguarda la sostituzione del riconoscimento del giocatore di VLT tramite tessera sanitaria, "che ha ridotto del 30% la domanda di gioco per ragioni estranee - si legge - agli obiettivi per i quali è stata concepita (la tutela dei minori) e che potrebbe essere sostituita con un strumento come un 'documento all’ingresso' che, a differenza di quello esistente, risulterebbe efficace allo scopo di controllo ed idoneo a riportare il gettito invece perduto, comprendente anche le giocate di cittadini stranieri privi di tessera sanitaria italiana".
RED/Agipro
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