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Ultimo aggiornamento il 12/05/2021 alle ore 19:12

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26/04/2021 | 18:29

Giochi nel Lazio, Razzante (Univ. Bologna): “Distanze non efficaci, si rischia di consegnare settore alle 130 cosche presenti nella regione”

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Giochi nel Lazio Razzante (Univ. Bologna): “Distanze non efficaci si rischia di consegnare settore alle 130 cosche presenti nella regione”

ROMA - "Le norme sulle distanze non hanno mai funzionato e così sarà anche nel Lazio. Il distanziometro non rappresenta una soluzione efficace, senza contare che – espellendo gli operatori autorizzati -  rischiamo di consegnare a 130 cosche presenti nel Lazio le sale giochi e il territorio”. E’ il commento rilasciato ad Agipronews da Ranieri Razzante, docente all’Università di Bologna di “Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio” e consulente di Commissioni parlamentari, relativo ai risultati presentati oggi da Acadi sugli effetti della legge regionale giochi nel Lazio. L'entrata in vigore della legge regionale del Lazio sul contrasto al gioco patologico, prevista per il prossimo agosto, determinerà un divieto sul 97% del territorio urbano anche per le attività di gioco esistenti e potrebbe portare alla perdita di 7mila posti di lavoro, innescando una dinamica simile a quella del Piemonte, che già sta determinando pesanti effetti a livello occupazionale affondando un comparto già messo in notevole difficoltà dal lockdown e che ha portato gli esercizi commerciali del settore ad essere chiuse per 10 degli ultimi 14 mesi. Il Lazio, dal canto suo, assicura un gettito erariale pari a 1,1 miliardi di euro, con circa 1,8 milioni di giocatori che rendono la Regione una fetta di mercato pari al 10% di quello italiano. “Le forze dell’ordine e le società che in forza della concessione esercitano legalmente l’attività”, ha detto ancora Razzante, "stanno perdendo il controllo del settore, con la complicità di alcune forze politiche al governo. Il gioco legale è utilizzato da soggetti che sono rimasti chiusi in casa nel lockdown, oltre a rappresentare uno sbocco lavorativo per decine di migliaia di addetti che lavorano per conto dello Stato. Le norme in vigore, inoltre, consentono di individuare operazioni sospette e di fornire collaborazione alle Procure nel contrasto al crimine. L’approccio alla materia, purtroppo, è dilettantesco e pregiudiziale”.

RED/Agipro

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