Attualità e Politica
27/02/2024 | 17:08
27/02/2024 | 17:08
ROMA – C’è una sentenza della Corte di Cassazione risalente al 2017 dietro al proscioglimento di tutti i 21 imputati nella maxi-inchiesta partita dall'operazione “Doppio Jack”, poiché il reato di cui erano accusati è stato declassato a illecito amministrativo. Il caso, emerso sempre sette anni fa, vedeva al centro una rete di sale in cui gli apparecchi erano collegati a un server maltese. Nel corso di un blitz della Guardia di Finanza erano scattati sette arresti, oltre al sequestro di 14 sale da gioco più altri beni immobili e mobili per un valore complessivo di oltre 8,5 milioni di euro. In diverse sale - sulla carta circoli culturali o associazioni sportive dilettantistiche, ma di fatto esercizi abusivi - si giocava su apparecchiature non collegate al server dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, bensì ad alcune piattaforme maltesi, di conseguenza illegali. L'accusa era quella di associazione a delinquere finalizzata all'esercizio abusivo del gioco d'azzardo e alla truffa. Proprio nel 2017, però, la Terza Sezione Penale della Cassazione si era pronunciata sul caso di alcuni “totem” che consentivano l'accesso a piattaforme prive della concessione per operare in Italia. In quel caso la Corte Suprema, citando la legge di Stabilità del 2015, aveva affermato come la violazione del decreto “Balduzzi” preveda semplicemente una serie di sanzioni amministrative. Il dl Balduzzi vieta infatti la messa a disposizione presso qualunque pubblico esercizio di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari online. “Tale legge del 2015 prevede nei casi di specie, quando non c'è attività di intermediazione, il declassamento da reato penale a illecito amministrativo”, ha spiegato l'avvocato Renato Alberini ad Agipronews. Un passaggio fondamentale anche nell'inchiesta “Doppio Jack”, poiché essa riguardava esclusivamente apparecchiature che consentivano l'accesso a piattaforme di concessionari online, ovvero ciò che il dl Balduzzi intende regolare e, in casi come questo, sanzionare. Un processo, quello legato all'inchiesta “Doppio Jack”, durato comunque ben sette anni dal primo blitz della Guardia di Finanza, e che nonostante il lieto fine per gli imputati non ha lasciato le cose immutate. Lo testimonia Massimiliano Fullin, titolare di Medialive Casino ltd, la piattaforma di gioco maltese a cui erano collegate le apparecchiature dei numerosi esercizi in Toscana. Al tempo infatti era arrivato il blocco dei conti e la richiesta di un sequestro inizialmente di 15,5 milioni di euro, scesi prima a 8,5 e successivamente a 860mila euro. La società è ancora attiva, conferma il Ceo Massimiliano Fullin a “Nuova Venezia”: “Non gestiamo noi le giocate: abbiamo dato in gestione il software alle case da gioco in cambio di una percentuale degli utili. Tutto regolare, ho 120 dipendenti e le loro famiglie a cui dare conto. Questa indagine ha rischiato di mettere tutti loro per strada e ha distrutto la mia famiglia. Come me anche Fabio Veglianetti, il mio socio. Il proscioglimento non risolve i danni di inchieste durate anni e poi dissolte come neve al sole”.
GM/Agipro
Foto credits Sergio D’Afflitto/Wikimedia Commons/CC BY-SA 3.0 I
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