Agipronews

Hai dimenticato la password?

Ultimo aggiornamento il 12/01/2026 alle ore 20:37

Attualità e Politica

12/01/2026 | 16:10

Gioco illegale a Napoli, la Cassazione conferma il carcere per un indagato: “Gestisce il funzionamento degli apparecchi”

facebook twitter pinterest
Gioco illegale a Napoli la Cassazione conferma il carcere per un indagato: “Gestisce il funzionamento degli apparecchi”

ROMA - La Corte di Cassazione, convalidando la decisione del Tribunale del riesame di Napoli, ha confermato la reclusione per un soggetto, indagato per partecipazione a un’associazione criminale legata al controllo e alla gestione di giochi clandestini, aggravata dalla finalità di agevolare un noto clan. 

Secondo quanto spiegato dai giudici, il soggetto accusato rivestiva un ruolo cruciale per il sodalizio criminale. In particolare, diverse intercettazioni hanno rivelato che l’imputato risultava essere “il soggetto cui rivolgersi per assicurare il corretto funzionamento delle macchinette". Inoltre, ulteriori prove a favore della condanna fanno riferimento al ritrovamento, nell'abitazione del ricorrente, di oltre 7mila euro in contanti, “la natura del taglio delle banconote (50, 20 e 10 euro) e l'entità della somma sono state considerate prove logiche dell'impegno nella gestione degli apparecchi illeciti”. 
La sentenza della Cassazione richiama anche un legame del ricorrente con un noto clan locale. A tal proposito si evidenziano le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia che “tratteggiano la caratura criminale del ricorrente, più volte condannato per associazione di stampo mafioso".

Inoltre, i giudici della Corte Suprema hanno confermato anche l’inadeguatezza di misure meno restrittive, come ad esempio gli arresti domiciliari. La decisione è motivata dalla presunta pericolosità sociale di un soggetto definito "permanentemente dedito alla realizzazione di attività delinquenziali”. Il rischio di reiterazione del reato è stato, infatti, giudicato attuale e concreto, anche a causa delle moderne modalità di comunicazione utilizzate dal gruppo criminale. I giudici rilevano infatti che "i contatti fra gli associati erano affidati ai telefoni e alle applicazioni quali Whatsapp”, strumenti che renderebbero vani i controlli al di fuori della struttura carceraria. Il ricorso è stato dunque dichiarato inammissibile, confermando la condanna.

FRP/Agipro

Foto credits Sergio D’Afflitto/Wikimedia Commons/CC BY-SA 3.0 I

Breaking news

Ti potrebbe interessare...

x

AGIPRONEWS APP
Gratis - su Google Play
Scarica

chiudi Agipronews
Accesso riservato

Per leggere questa notizia occorre essere abbonati.
Per info e costi scrivere a:

amministrazione@agipro.it

Sei già abbonato?
Effettua il login inserendo username e password