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Ultimo aggiornamento il 20/03/2019 alle ore 21:07

Attualità e Politica

05/02/2019 | 10:23

Ice a Londra - Poker europeo senza l’Italia, un anno di successi: in Francia l’82% della spesa su tavoli condivisi

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Ice Londra Poker europeo

dal nostro inviato a Londra - Tempo di primi bilanci per il poker condiviso, avviato da qualche mese in Francia, Spagna e Portogallo. Senza però l’Italia, che ospitò la cerimonia dell’accordo a Roma per poi tirarsi indietro, causa di qualche polemica politica e della chiara opposizione dei concessionari “Made in Italy”. I tre regolatori “superstiti” hanno svelato durante un panel all’Ice di Londra organizzato da Gioconews i risultati dei primi dodici mesi di poker internazionale. In Spagna, ha detto il dirigente dell’Authority Guillermo Olague, il 94% del cash poker e il 76% del tournament si gioca ormai su tavoli internazionali. Secondo Clement Martin-Saint Leòn, Head of Markets dell’Arjel francese, l’82% della spesa dei giocatori in Francia è sul poker condiviso. E l’Italia? «Non possiamo rispondere per conto dell’Italia», hanno detto visibilmente imbarazzati i tre manager (c’era anche la portoghese Manuela Bandeira dell’Ufficio regolamentazione giochi), commentando il mancato coinvolgimento del nostro paese. Il progetto aveva preso forma negli anni passati, visto che i quattro regolatori (Adm compresa) avevano gli stessi obiettivi e condividevano diverse regole tecniche e le strategie contro il riciclaggio di denaro sporco.  «Non abbiamo armonizzato nulla,intendiamoci, ma adottato gli stessi standard», dicono ora a Londra. Partito il 16 gennaio dello scorso anno, il poker condiviso è ora una realtà: in Francia sono aumentati spesa e numero di giocatori, come in Portogallo, mentre in Spagna c’è stato un rilancio anche in termini di marketing e comunicazione che ha sollecitato il mercato. «Il progetto è aperto, ci sono contatti anche con altre giurisdizioni, anche se è presto per parlare di nuovi prodotti come casinò e scommesse o della partecipazione di nuovi paesi», hanno concluso i regolatori. Dell’Italia, in ogni caso, nessuna traccia.

NT/Agipro

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