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Ultimo aggiornamento il 30/11/2020 alle ore 15:10

Attualità e Politica

18/11/2020 | 15:30

Ippicoltura, Di Paola (Fise): "Riconoscere uno status giuridico anche agli addestratori di cavalli"

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Ippicoltura Di Paola Fise cavalli

ROMA - «Bisogna riuscire a coniugare l'aspetto sportivo del cavallo con quello agricolo, riconoscendo ai circoli ippici affiliati alle Federazioni la stessa normativa che viene applicata all'agricoltura per il loro ruolo di allevatori». Lo ha detto il presidente della Federazione italiana sport equestri (Fise), Marco Di Paola, nel corso di un'audizione in Commissione Agricoltura alla Camera nell’ambito dell’esame della proposta di legge sull'ippicoltura e delega al Governo per l'adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore. «Il cavallo, quando nasce, è evidentemente un prodotto agricolo: per diventare un prodotto sportivo subisce un'attività di trasformazione, che dura dai 18 mesi fino agli 8 anni del cavallo. Un aspetto molto importante da considerare nella legge è proprio il ruolo giuridico degli addestratori: nella realtà sono anche agricoltori che "trasformano" il cavallo da prodotto agricolo a cavallo-atleta (uno status che è stato finalmente riconosciuto nella legge delega sullo Sport, alla quale sta lavorando il Ministero)», ha precisato Di Paola. Bisogna superare «questa diversità normativa di trattamento, altrimenti abbiamo un doppio binario difficile da gestire» e che potrebbe «pregiudicare lo sviluppo del settore del cavallo sportivo». 

Per Di Paola, «dal punto di vista economico, è importante valorizzare l'aspetto dell'addestramento, non solo per i cavalli nati in Italia, ma anche per i cavalli che sono addestrati in Italia. Riconoscere uno status giuridico anche agli addestratori di cavalli nati all'estero ma addestrati in Italia favorirebe il loro rapporto con l'estero», spiega. L'addestratore è l''anello debole della catena: dare a questa figura un proprio status significherebbe poter «attirare nel nostro Paese altri prodotti agricoli da trasformare» e «rendere l'Italia un punto di riferimento in questo settore», spiega. «L'allevatore fa nascere il cavallo, ma nel giro di 6 mesi ha concluso il suo compito. A quel punto interviene l'addestratore, ma il problema "operativo" è che come far rientrare questa figura all'interno della filiera agricola, perchè gli vengono attribuite delle competenze sportive che - in quel momento - sono ancora premature, perchè il cavallo diventa un prodotto sportivo quando ha completato il suo percorso. Bisogna capire come riuscire ad armonizzare queste due situazioni», conclude. 
MSC/Agipro

 

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