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Ultimo aggiornamento il 09/03/2026 alle ore 13:02

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09/03/2026 | 10:10

Napoli, frodi sportive e scommesse illegali. Cassazione conferma condanne: “Anche manipolazione indiretta degli eventi è reato”

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Napoli frodi sportive e scommesse illegali. Cassazione conferma condanne: “Anche manipolazione indiretta degli eventi è reato”

ROMA - La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione e a 1.500 euro di multa ciascuno per due imputati coinvolti in un sistema di frodi sportive finalizzato alle scommesse illegali e collegato ad un’organizzazione criminale nel napoletano. La Suprema Corte, così come precisato nelle precedenti sentenze dei giudici di merito, ha ribadito che anche un contributo indiretto alla manipolazione delle partite può integrare il “concorso nel reato e l’aggravante del favoreggiamento mafioso".

Il procedimento è iniziato davanti al Tribunale di Napoli, che in primo grado aveva riconosciuto la responsabilità degli imputati per concorso in frode sportiva, contestando il legame con il sodalizio mafioso. La decisione era stata successivamente confermata dalla Corte di Appello di Napoli, che aveva ribadito la responsabilità dei due uomini.

L’indagine ha ricostruito un sistema di combine calcistiche organizzate per ottenere guadagni illeciti attraverso le scommesse. Gli accordi sulle partite venivano presi in anticipo, stabilendo il risultato finale o specifici eventi di gioco su cui puntare. Una volta concordati gli esiti, le scommesse venivano piazzate su piattaforme legali o illegali, mentre i profitti venivano successivamente suddivisi tra i membri del clan.
Secondo quanto accertato nei processi di merito, uno degli imputati aveva un ruolo operativo nell’organizzazione delle combine, in quanto partecipava agli incontri in cui venivano stabiliti gli accordi sulle partite, accompagnava un collaboratore nei luoghi degli appuntamenti decisivi e monitorava l’andamento delle scommesse, riferendo al gruppo criminale l'andamento delle puntate. Era inoltre "consapevole" che il denaro utilizzato per le scommesse proveniva dal clan. L’altro imputato, indicato come "capo del sodalizio", svolgeva invece una funzione direttiva e di coordinamento. Partecipava agli incontri preparatori e a quelli decisivi e gestiva la distribuzione dei proventi delle scommesse, considerati a tutti gli effetti risorse del gruppo criminale.

Nel confermare le condanne, la Cassazione ha ribadito un principio giuridico rilevante: “La responsabilità penale per concorso nel reato può derivare non solo da un contributo diretto, come l’esecuzione materiale delle scommesse, ma anche da un apporto indiretto, quando questo rafforza o agevola il piano criminoso”. Di conseguenza, non è necessario che l’azione sia esclusivamente finalizzata a favorire l’organizzazione mafiosa, è sufficiente che il soggetto sia consapevole della finalità illecita perseguita dal gruppo e che il suo comportamento contribuisca alla realizzazione del progetto. Per questo motivo la Suprema Corte rende legittima la condanna.

FRP/Agipro

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