Attualità e Politica
06/03/2025 | 12:54
06/03/2025 | 12:54
ROMA - Scontro in Commissione Cultura e Sport, al Senato, sull'invito al Governo di rimuovere il divieto di pubblicità del gioco, inserito nella risoluzione “Prospettive di riforma del calcio”, approvata ieri a maggioranza. Se infatti il resto del documento ha registrato consensi quasi unanimi, l'ipotesi di revisione del Decreto Dignità ha scatenato il dibattito fra maggioranza e opposizione. Il senatore Luca Pirondini del Movimento 5 Stelle ha contestato, si legge nei resoconti della riunione di ieri mattina in Commissione, “l'asserzione secondo la quale la legalizzazione dei giochi d'azzardo determini benefici sociali in termini di riduzione del mercato illegale, poiché essa è smentita dai fatti”. Ricordando la battaglia politica del Movimento “contro ogni forma di gioco d'azzardo, alla luce del rilevante costo sociale del fenomeno della ludopatia che colpisce in particolare i settori più fragili della popolazione con costi sociali rilevantissimi”, Pirondini aveva chiesto di rimuovere dalla risoluzione il paragrafo sul divieto di pubblicità del gioco. Secondo il senatore infatti, “eventuali maggiori proventi che deriverebbero dal venire meno del richiamato divieto di pubblicità, stimabili in circa 100 milioni di euro, non possono giustificare i conseguenti e gravissimi costi sociali”.
Contraria alla modifica del Decreto Dignità anche la senatrice del Partito democratico Cecilia D'Elia che ha chiesto e ottenuto dal presidente della Commissione, il leghista Roberto Marti, il voto separato sul divieto di pubblicità del gioco rispetto al resto del documento. Posizione intermedia quella della senatrice di Azione, Giusy Versace, secondo cui, nella risoluzione “non vi è alcun riferimento all'esigenza di sopprimere” il divieto di pubblicità, ma solo la constatazione che “la richiamata disposizione legislativa non ha prodotto gli effetti desiderati e che occorre dunque un intervento migliorativo”. Versace ha inoltre precisato che il documento, “a differenza di quanto emerso anche sulla stampa, consiste in un atto di indirizzo nei confronti del Governo e non in un atto normativo immediatamente applicabile”. Sarà pertanto “centrale, su molte questioni trattate nell'atto, avere riguardo alle iniziative che assumerà l'Esecutivo in sede attuativa”.
Il punto di vista della maggioranza è stato spiegato dal relatore della risoluzione, il senatore Paolo Marcheschi di Fratelli d'Italia. Ribadendo come il documento preveda interventi contro la ludopatia, Marcheschi ha ricordato come “l'ordinamento italiano riconosca la legittimità di scommesse e giochi in taluni ambiti” e come questi costituiscano “una rilevante fonte di entrata per l'Erario”. La richiesta di revisione del Decreto Dignità, conclude il senatore “è in linea con la relazione conclusiva dell'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico, che registra un aumento del gioco illegale nel settore delle scommesse e, quindi, l'inefficacia della normativa vigente volta a contrastarlo”. Il paragrafo sul divieto di pubblicità del gioco è stato quindi approvato a maggioranza, con il voto contrario di Partito democratico e Movimento 5 Stelle.
DVA/Agipro
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