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Ultimo aggiornamento il 12/12/2018 alle ore 09:30

Attualità e Politica

15/11/2018 | 16:14

Scommesse illegali, Volpe (procuratore Bari): "Clan baresi distinti e autonomi da Sacra Corona Unita"

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ROMA - «È gravemente inesatto il richiamo, che costantemente viene operato allorquando ci si riferisca ad associazioni mafiose del Distretto di Bari, alla Sacra Corona Unita». Lo precisa in una nota il procuratore della Repubblica del Tribunale del capoluogo pugliese Giuseppe Volpe, a proposito dell'operazione condotta ieri dalla Direzione distrettuale antimafia da lui diretta e dalla Guardia di Finanza contro una associazione per delinquere che, con metodi e finalità mafiose, gestiva i giochi e le scommesse illegali e che aveva ramificazioni e rapporti con altre organizzazioni delinquenziali in Italia. Sempre in riferimento alla Scu, Volpe sottolinea che si trattava di «un'associazione mafiosa, ormai quasi del tutto sgominata, che operava nel sud della regione Puglia (Salento ndr), non in questo Distretto. Nella parte centrale e nord della Regione, province di Bari, Bat e Foggia, sono attive molteplici organizzazioni criminali attestatamente mafiose - evidenzia Volpe - secondo ormai innumerevoli pronunce della Corte di Cassazione, non unitariamente strutturate. Se ne contano sedici in Bari, Bat e province relative, che assumono i nomi delle 'famiglie' che ne hanno la leadership, ad esempio 'Capriati', 'Strisciuglio', 'Parisi', 'Di Cosola', ecc..». In provincia di Foggia «si rileva la presenza di tre gruppi mafiosi: la 'Società foggiana', che si articola in tre 'batterie'; la mafia garganica; quella del Tavoliere. Sporadici accertati rapporti tra le mafie del Distretto di Bari e la Sacra corona unita o suoi esponenti residui -prosegue il procuratore- non differiscono da quelli che intercorrono con altre mafie operanti in differenti ambiti territoriali regionali: mafia siciliana, camorra, 'ndrangheta. Si tratta cioè di entità distinte ed autonome. È purtroppo evidente la scarsa conoscenza di questi temi a volte anche in capo a soggetti che, pure istituzionalmente, devono occuparsi di mafie. Si ritiene pertanto doveroso - conclude - intervenire perché almeno i mezzi d'informazione possano in futuro divulgare notizie più corrette».   
RED/Agipro

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