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Ultimo aggiornamento il 22/04/2021 alle ore 18:35

Attualità e Politica

18/01/2021 | 13:00

I DIMENTICATI DAL GOVERNO

Scommesse, un gestore di Napoli: "Cerco di aiutare i miei dipendenti come posso, ma senza aiuti la situazione non è più sostenibile"

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Scommesse un gestore di Napoli: Cerco di aiutare i miei dipendenti come posso ma senza aiuti la situazione non è più sostenibile

ROMA - Prima il lockdown di marzo, poi quello iniziato il 26 ottobre e tuttora in corso. I sei mesi di chiusura forzata, destinati a prolungarsi almeno fino a inizio marzo 2021, hanno messo in ginocchio la rete di sale scommesse napoletane. Una crisi confermata anche dai numeri del 2020: la raccolta scommesse nelle agenzie di Napoli e provincia è in picchiata, con un -44,4% rispetto al 2019. Ai numeri si accompagna la difficile situazione dei lavoratori, fermi ormai da mesi e nella maggioranza dei casi ancora in attesa della cassa integrazione. «Sono 40enni sposati e con a carico figli, affitti, bollette, tutta l'ordinaria amministrazione oggi non più sostenibile. Cerco di aiutarli come posso e chi può si fa dare una mano dai familiari, ma non tutti hanno risorse sufficienti», racconta ad Agipronews Andrea Savarese, 51 anni, titolare della storica agenzia di scommesse in viale di Augusto, a Fuorigrotta, dove lavorano altri cinque dipendenti. 

Uno scenario comune in tutta la provincia ma non solo: la Campania è la regione che più ha sofferto gli effetti delle restrizioni anti-Covid, con più di 2.700 sale giochi chiuse, gran parte di queste (più di 2mila) dedicate alle scommesse. «Insieme all'Agsi, l'Associazione Gestori Scommesse Italia, ci siamo attivati per avere chiarimenti alla Regione sulla situazione dei lavoratori, e per chiedere almeno la tutela minima dei dipendenti. Ora attendiamo riscontri», prosegue Savarese. Altro nodo sono i ristori: «A causa di un problema nell'emissione degli importi, non abbiamo ricevuto quelli di marzo e quindi neanche quelli distribuiti a fine 2020», aggiunge. La speranza è ora quella di ripartire al più presto, «visto che da marzo a oggi abbiamo lavorato più o meno normalmente solo due mesi, troppo poco per recuperare quanto perso. Siamo preparati, come tutte le sale specializzate abbiamo spazio a sufficienza - conclude Savarese - Le casse sono dieci, le distanze possono essere rispettate tranquillamente e abbiamo una persona da mettere all'ingresso per regolare il flusso dei clienti. Siamo attrezzati per riaprire in sicurezza rispettando il protocollo sanitario. Speriamo che prima o poi il Governo ascolti quello che da mesi cerchiamo di fare capire».

LL/Agipro

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