Attualità e Politica
27/11/2019 | 13:06
27/11/2019 | 13:06
LA VALLETTA - Le novità normative in arrivo, il contenzioso fiscale, le prospettive del gruppo in Italia sono gli argomenti del colloquio con Giovanni Garrisi, Ceo di Stanleybet Group, a margine di Sigma, in corso a Malta.
Iniziamo da Decreto fiscale e manovra. Che effetto avrà il blocco dei pagamenti per gli operatori esteri?
Per Stanley, nessun effetto. La norma, al momento, è formulata correttamente e colpisce solo i trasferimenti verso operatori esteri privi di qualsiasi “titolo” ad operare in Italia e che, pertanto, svolgono attività illecita. Un fenomeno ormai molto limitato, dopo le rilevanti operazioni delle procure antimafia dei grandi capoluoghi del Sud Italia.
E cosa pensa della norma che prevede la chiusura dei centri non in regola con i versamenti dell’imposta?
Anche in questo caso, non dovrebbe, né potrebbe, riguardare Stanley. Vediamo in concreto: un CTD Stanley ha appena letto la sentenza di assoluzione emessa nei suoi confronti, che così conclude: “L’attività del centro trasmissione dati (CTD)non può considerarsi illecita e il reato non sussiste”. Ma un funzionario pubblico può imporre il pagamento dell’imposta, dovuta al fine di contrastare il gioco illecito. Viene chiesto di pagare, a titolo di imposta, ciò che invece appare essere una sanzione per il fatto di essere un CTD, poi aumentata nel tempo fino ad arrivare al triplo di quello che pagano i concessionari. La natura di ‘sanzione’ e non di ‘imposta’ viene così confermata anche dall’abnormità del livello impositivo raggiunto.
Sì, però i Concessionari pagano l’imposta unica. Perché la Stanley e/o i suoi CTD, no?
La Stanley, oltra a pagare già le imposte sulle scommesse a Malta, ha chiesto di pagare l’imposta unica sulle stesse scommesse anche in Italia, nella stessa misura degli altri concessionari. La nostra prima lettera/proposta ad ADM in tal senso risale al 30 giugno 2016, data prevista per la scadenza del sistema concessorio. Tale sistema, che avrebbe dovuto proseguire tramite gara pubblica, è invece andato avanti con proroghe successive. Mi creda, noi siamo a posto. Fino a che non ci verranno date da ADM chiare istruzioni, che attendiamo da quasi 3 anni e mezzo, su come fare i pagamenti dell’imposta, non della sanzione, non ci si può accusare di non voler pagare l’imposta unica. Se accettassimo di pagare la sanzione, finiremmo per corrispondere il triplo rispetto ai Concessionari.
Ma allora, come si risolve questo problema? A che punto è la sentenza della Corte di Giustizia in tema di imposta?
Guardi, per noi è molto semplice: gli avvisi di accertamento dei CTD per gli anni antecedenti al 2011 sono ormai in corso di annullamento in autotutela da parte dell’Amministrazione a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 2018, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della disciplina dell’imposta unica riferibile a quel periodo. L’epilogo è imminente anche per gli anni 2011-2015. È in arrivo, infatti, probabilmente entro il primo trimestre del 2020, la sentenza in materia della Corte di Giustizia. Discorso a parte è il contenzioso relativo agli anni successivi, dal 2016. Ammesso che tale contenzioso ci sia. Perché si baserebbe sulla pretesa che Stanley e i CTD paghino il triplo di quello che pagano i concessionari. Va da sé che tale aspetto, o sarà oggetto di futuri rinvii alla Corte di Giustizia, o diventerà facile materia di cognizione della Corte Costituzionale. La norma non può superare il test della capacità contributiva del CTD: del resto, come si fa a chiedere a una categoria di operatori di pagare il triplo di quello che pagano gli altri che svolgono la stessa attività? Alla fine cosa resterà di tutto questo? Solo un grande spreco di risorse e di mancati introiti dello Stato e della Stanley. La domanda è d’obbligo: chi pagherà il conto?
NT/Agipro
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